BELLANOVA: OLTRE 1,15 MLD DESTINATI AD AGROALIMENTARE PER GARANTIRE LIQUIDITÀ E SOSTEGNO IMPRESE. DA UE ASPETTIAMO SCELTE CHIARE E STRATEGICITÀGIANSANTI: CONIUGARE SOSTENIBILITA AMBIENTALE A QUELLA ECONOMICA. MERLINO: BENE E-COMMERCE, ORA ATTENZIONE A QUALITA

“In una fase in cui il settore era in attività molti pensavano non ci fosse bisogno di interventi, invece abbiamo agito per sostenere la filiera e solo nel decreto rilancio ci sono 1,15 mld di euro destinati al settore oltre alle misure orizzontali alle quali possono accedere anche le aziende agricole” dichiara Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole, nel corso del webinar del Sole 24 ore.

“Tra decreto liquidità e rilancio abbiamo fatto un intervento per garantire liquidita alle imprese e abbiamo destinato a Ismea 350 mln di euro per facilitare la possibilità delle imprese di accedere al credito con garanzi totale da parte dello stato.

Abbiamo poi adottato la cambiale agraria per la quale sono stati dati prima 30 mln che Ismea ha messo a disposizione e nel decreto rilancio sono stati destinati ulteriori 30 mln di euro perché è uno strumento che si sta rilevando in questa fase efficacissimo, poiché nel giro di una settimana le aziende si vedono accreditate 30mila euro” prosegue.

“Ho fatto la scelta di adottare strumenti che mettano le imprese di affrontare l’emergenza e programmare il rilancio, per questo ho deciso che 430 mln di euro fossero destinati esclusivamente per l’esonero del pagamento contributivo per sei mesi per florovivaismo, aziende apicole, agrituristiche, aziende della birra artigianale e della zootecnia. Sono in settori che più hanno sofferto e che per i primi sei mesi dell’anno non pagheranno contributi.

Con la chiusura dell’horeca il settore del vino è quello che ha sofferto maggiormente perché il vino di più alta qualità si consuma nei ristoranti e nel commercio con l’estero per questo abbiamo fatto due misure: una di 50 mln di euro per destinare una parte della produzione che sta nelle cantine alla distillazione e 100 mln di euro destinati esclusivamente alla vendemmia verde per sostenere le imprese e non intasare il mercato col rischio di abbassare il redditività delle imprese” sottolinea il ministro.

“Altri 90 mln di euro li abbiamo destinati alla zootecnia.

20 mln di euro invece sono stati destinati alla pesca e all’acquacoltura perché è un settore che veicolava molta parte della produzione attraverso il canale dell’horeca.

Poi ci sono 50 mln di euro destinati ai consorzi di bonifica perché strutture di sostegno fondamentali alle imprese.

C’è poi il finanziamento del fondo di solidarietà per la cimice asiatica perche ci sono produzioni andate totalmente distrutte e agli 80 mln ne abbiamo aggiunti altri 30 mln nel dl rilancio.

L’ultimo provvedimento è quello del fondo indigenti dove abbiamo destinato 300 mln di euro per aiutare tutta la gente in sofferenza facendoci carico di destinare queste risorse ai più bisognosi e acquistare prodotti esclusivamente Made in Italy, per evitare al contempo lo spreco nelle nostre campagne e sostenere le imprese” evidenzia Bellanova.

“Sull’immediato la filiera dell’horeca non sarà in grado di ritornare alle situazioni precedenti ma adesso dobbiamo fare i conti con una contrazione di tanti locali che hanno chiuso e di grandi sacrifici per quelli che hanno aperto.

Per questo abbiamo fatto un primo incontro col ministro Patuanelli per avviare un confronto con tutto il mondo della ristorazione e l’associazione dei cuochi che sono spesso ambasciatori del Made in Italy, e stiamo lavorando per individuare misure che sostengano quelle imprese che acquistano Made in Italy. Se non riparte questa filiera a soffrire maggiormente saranno quei comparti che più hanno investito in qualità e che vedranno i propri prodotti penalizzati. Ma è proprio sui prodotti di qualità ed eccellenza che noi dobbiamo investire perché sono quelli che esportiamo in giro per il mondo.

Noi siamo i primi tifosi della sostenibilità ma serve fare un’operazione credibile perché servono linee di azione che siano sostenibili sia ambientalmente che economicamente. L’Europa deve fare una scelta chiara altrimenti siamo nel terreno dell’ipocrisia, serve strategicità della filiera agricola.

E dobbiamo far capire che i primi difensori della sostenibilità ambientale sono i produttori agricoli e questo settore non può vedersi tolte ulteriori risorse a scapito anche dell’innovazione.

Stiamo poi facendo una battaglia contro il nutriscore che metterebbe fuori dal mercato grandi prodotti di qualità italiano come il parmigiano o l’olio di oliva. Serve l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti ma è fondamentale dare un’informazione corretta al consumatore che va a fare l’acquisto” conclude la ministra.

AGRICOLTURA, GIANSANTI: SENZA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA NON PUÒ ESSERCI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SOCIALE. AUTOSUFFICIENZA ALIMENTARE TEMA CENTRALE PER FUTURO UE

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“La strategia farm to fork è un percorso che la commissione europea vuol dare al futuro dell’agroalimentare con obiettivi estremamente ambiziosi in uno scenario globale molto difficile” dichiara Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura nel corso del webinar del Sole 24 ore.

“In questo momento la discussione deve però tenere conto anche della problematica corona virus, in questa fase è stato chiesto agli agricoltori di produrre e abbiamo dimostrato che il sistema agroalimentare nazionale è forte. Una grande nazione deve avere necessariamente una grande agricoltura e un grande settore agroalimentare” prosegue.

“All’interno di questo percorso il tema dell’autosufficienza alimentare europea deve diventare l’obiettivo primario, attraverso una nuova politica agricola comunitaria e con una strategia volta a preservare le risorse naturali.

Ad oggi l’11% della popolazione mondiale non ha accesso al cibo e con una popolazione globale in aumento e terreni destinati all’agricoltura sempre minori la sfida futura sarà quella di produrre sempre di più” sottolinea Giansanti.

“Il tema della sostenibilità ambientale diventa allora centrale nelle politiche europee ma deve essere accompagnata dalla sostenibilità sociale ed economica.

Senza una sostenibilità economica non si può avere nè quella sociale nè quella ambientale, quindi la strategia farm to fork sotto certi aspetti preoccupa perché quando si pongono obiettivi così ambiziosi in termini di percentuale sui terreni destinati a biologico e sulla riduzione di agrofarmaci non si va nella direzione dell’autosufficienza alimentare. Dobbiamo perciò lavorare con la commissione per migliorare la proposta farm to fork in una dimensione che possa garantire agli agricoltori di avere un giusto reddito e di sviluppare produzioni sostenibili” evidenzia.

“In Italia i nostri sistemi produttivi hanno dimostrato di essere superiori a tanti altri europei, infatti il tema della sostenibilità ambientale da noi viene portato avanti da anni insieme a quello del benessere animale e questo primato dovrà essere valorizzato nelle discussioni europee perché non possiamo mettere sullo stesso piano il modello produttivo italiano con gli altri modelli produttivi europei” conclude Giansanti.

AGRICOLTURA, MERLINO (CIA): GRANDE CRESCITA DEL FOOD NELL’E-COMMERCE, ORA CONSOLIDARE ATTENZIONE DEL CONSUMATORE VERSO MADE IN ITALY DI QUALITÀ

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“L’emergenza Coronavirus e, in particolare, le restrizioni per arginarne la diffusione, hanno riportato l’attenzione sull’importanza dell’agricoltura e dell’agroalimentare, non solo quali settori produttivi essenziali alla sussistenza, ma anche strategici per l’economia del Paese. In tale contesto, si è andata rafforzando la centralità del cibo Made in Italy e, soprattutto, local, che ha spinto a una revisione dei processi di scambio, dal campo alla tavola, sempre più orientati alla realizzazione e allo sviluppo di sistemi produttivi a vocazione territoriale.

La congiuntura socioeconomica scaturita dalla pandemia, ha richiesto, dunque, il superamento delle relazioni ‘classiche’ per dare origine a vere e proprie ‘reti d’impresa territoriale’ che puntano su tipicità agricole e alimentari del territorio, sul coinvolgimento attivo dei suoi attori, dagli agricoltori ai consumatori, passando per commercio e logistica, ma anche per enti locali e mondo della ricerca. Ne rappresentano, infine, asset distintivi, la valorizzazione delle materie prime e di produzioni di qualità certificata, la promozione dell’e-commerce agroalimentare e lo sviluppo di iniziative legate al turismo esperienziale”.

Così Claudia Merlino, direttore generale Cia-Agricoltori Italiani al Food & Made in Italy Summit de Il Sole24ORE

“Nella fase Covid è evidente come la gente non abbia potuto muoversi e questo ha comportato un maggior ricorso ai negozi di prossimità e a consumare prodotti relativi al commercio a dettaglio. C’è stato un aumento di prodotti italiani perché in un momento di chiusura c’è stata una forte responsabilizzazione da parte dei consumatori nel comprare prodotti che valorizzassero, in un momento di grande difficoltà, il Made in Italy” prosegue.

“L’agricoltura meno di altri settori ha risentito nei primi momenti della crisi ma i dati cominciano soltanto oggi ad essere più sviluppati e vediamo come il tema dell’export abbia inciso molto sulle nostre produzioni così come la chiusura dell’horeca. Quindi non è vero che il settore agricolo non è andato in difficoltà, sta anzi soffrendo e bisognerà vedere adesso cosa accadrà in prospettiva” dichiara Merlino.

“Il consumatore ha però immediatamente percepito l’esigenza di investire su prodotti italiani e questa è stata una delle positive tendenze che ha fatto registrare una tenuta del comparto nazionale.

Un altro dato che proviene dallo studio Nomisma è quello dell’e-commerce, cresciuto da gennaio a giugno del 120% sul food. Abbiamo avuto un boom molto forte ed anche nella fase post Covid abbiamo registrato un +160%. L’e-commerce è un modo per il consumatore di avere un contatto diretto coi produttori e Cia in questo momento sta investendo in una piattaforma digitale dì ecommerce che mette direttamente in contatto i consumatori” evidenzia il direttore di Cia.

“Altre tendenze del consumo sono state una particolare attenzione al tema della sostenibilità, della salute e sicurezza alimentare. Ci dobbiamo chiedere oggi se questa capacità del consumatore di essere attento e sensibile si consoliderà oppure resterà una polarizzazione con consumatori che chiederanno prodotti di alta qualità e altri che non potranno permetterci queste eccellenze a causa della crisi Covid”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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