AGRICOLTURA: IL VENETO VERSO IL 2030, IL PUNTO DI VISTA DEGLI OPERATORI SU PRIORITÀ REGIONALI

Giovani e ricambio generazionale, razionalizzazione della risorsa idrica e reti irrigue più efficienti, banda larga anche nelle aree rurali, produzioni certificate con ‘bollini’ di qualità e sostenibilità: così gli operatori del settore vedono l’agricoltura veneta del prossimo decennio. Nella conferenza programmatica dell’agricoltura veneta verso il 2030, svoltasi oggi a Legnaro e guidata dall’assessore Giuseppe Pan,  i rappresentanti delle organizzazioni che partecipano al Tavolo di concertazione regionale sullo sviluppo rurale hanno dato voce alle loro priorità e agli obiettivi strategici del prossimo decennio.

Per Andrea Colla di Coldiretti (presidente provinciale di Venezia) le politiche regionali e nazionali del prossimo decennio dovranno aiutare le imprese ‘a stare sul mercato’, diversificando i prodotti, investendo su qualità ed etichettatura, creando aggregazioni di filiera. “Si riuscirà ad aumentare la resilienza delle imprese e a valorizzarne la qualità – ha avvertito – se si renderà più attrattivo l’ambiente rurale, investendo in infrastrutture, servizi sociali e banda larga”.

Ludovico Giustiniani, presidente regionale di Confagricoltura, ha individuato “nella razionalizzazione della risorsa idrica, nell’innovazione colturale verso varietà più resistenti allo stress idrico e nell’efficientamento della rete irrigua” le priorità da adottare nel prossimo decennio, con conseguenti investimenti, da parte del soggetto pubblico ma anche del paternariato associativo, in innovazione e ricerca. “Solo l’innovazione potrà sostenere la capacità competitiva del settore”, ha ricordato.

La Cia, con Giuseppe Facchin, presidente provinciale di Treviso, ha messo l’accento sul ricambio generazionale in agricoltura: “I giovani sono il perno dell’innovazione tecnologica e di imprese multifunzionali. Ma i giovani hanno bisogno di essere accompagnati e supportati nei loro progetti, a cominciare dall’accesso al credito. Oggi le banche tendono a privilegiare gli ultraquarantenni e, due volte su tre, negano un prestito ad un giovane imprenditore”.

Per Annibale Doriano, presidente regionale della Confederazione Agricola e Agroalimentare del Veneto, “solo l’agroecologia, cioè l’agricoltura che difende la biodiversità e applica l’economia circolare del riuso e valorizzazione degli scarti e dell’autoproduzione energetica, può resistere ai cambiamenti climatici e alle crisi di mercato”. Ad un patto, però: che il ruolo dell’agricoltore ecologico, presidio del territorio e dell’ambiente, “sia riconosciuto anche in termini economici”.

Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc,  ha ribadito il valore-chiave del concetto di “sostenibilità”, come leva per lo sviluppo e il marketing dell’agricoltura del futuro. “La sostenibilità, in termini ambientali, ma anche sociali e ed economici d’impresa – ha ribadito – è sempre più richiesta dalla grande distribuzione organizzata e dai monopoli del Nord Europa. Le nostre aziende dovranno investire di più nella certificazione di prodotto, per dare garanzie non solo della qualità del vino o di ciò che producono, ma anche sulle modalità di produzione e sulla qualità delle relazioni aziendali e sulla responsabilità sociale d’impresa”.

Andrea Bertoldi, presidente di Brio-Coop Primavera di Verona, a nome del comparto biologico dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, individua nel prossimo futuro la tendenza a far convergere sempre più colture biologiche e colture convenzionali: “L’agricoltura del futuro dovrà essere sempre più bio, se vogliamo essere competitivi. Ma i produttori – ha ricordato - chiedono che sia riconosciuto il valore aggiunto di questa convergenza e hanno bisogno di normative meno penalizzanti e più agili”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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