ALONZO (CRA): COSI’ L’INNOVAZIONE VUOL DIRE “FARE RETE”AGROALIMENTARE UNICA FONTE DI REDDITO DEL PAESE. PRESTO BANDI PER FARE NETWORK

L’innovazione non è un ritrovato tecnico performante che nasce dalla mente di qualcuno per portare un prodotto sulla tavola di qualcun altro, ma un processo socioeconomico che coinvolge tutti. È come un seme che, una volta piantato, cresce e si estende diventando un albero che copre tutti. Ma innovazione “significa soprattutto fare rete”. Il presidente del Consiglio per la ricerca in agricoltura, il Cra, Giuseppe Alonzo spiega ad AGRICOLAE il suo concetto di “innovare”. “Di questa parola spesso si abusa. In realtà è un processo socio economico che coinvolge chi fa ricerca, chi la trasferisce e chi la commercializza”. Il segreto è “operare in rete”. E creare dei feedback “che consentano a tutti insieme di progredire”.

“Non si tratta di qualcosa che nasce dalla mente di qualcuno, ma di un interesse collettivo che ricade in piccola misura su tutti. Per questo – prosegue il presidente del più grande Consiglio di ricerca italiano - occorre mettere insieme forze apparentemente distanti tra loro”. Il primo passo è quello di mettere “in rete” il Conaf, vale a dire gli agronomi, e gli agricoltori. Così da avere la possibilità di trasferire la conoscenza e mettere in moto gli aspetti sociali attraverso un lavoro sinergico”.

In occasione della Giornata Nazionale dell’Innovazione, istituita con decreto del Presidente del Consiglio del 7 aprile 2008, per sensibilizzazione i cittadini sui temi dell’innovazione con l’obiettivo di incrementare l’integrazione tra ricerca, innovazione e ambiente professionale, il Cra ospita due imprenditori presso la sede di via Nazionale. “Verrano due imprenditori, non verranno ricercatori”, precisa. “Fare rete significa anche mettere insieme chi fa impresa e crea un processo aziendale. Dando la possibilità ai piccoli imprenditori di poter fare tra di loro un network che consenta lo sviluppo di tutto il paese”.

“Sono molte le idee valide che in questo momento non trovano lo spazio”, continua ancora Alonzo. “Fare rete significa chiamare gli imprenditori e illustrare quella che è la loro attività”. Uno degli imprenditori presente domani produce vino molto particolare; l’altra è un’imprenditrice che produce stando attenta agli effeti sulla salute. Ma la rete di cui parla il presidente del Cra è solo all’inizio: “La rete deve nascere. intanto la sto mettendo su con il Conaf, e con gli imprenditori. Poi sarà la volra dei sementieri e delle assciazioni dei produttori”. “Un processo che non potrà essere veramente performante se noi non parliamo anche di formazione e di scuola. L’Italia sta diventando disinteressata”.

Alla domanda su quanto importante sia il ruolo dell’innovazione in agricoltura, Alonzo rovescia la questione: “l’innovazione è già nell’agroalimentare, che è l’unico settore fonte di reddito del paese. E’ l’unico che esporta, il tessile e il manifatturiero sono fermi”. Questo perché in agricoltura i “problemi si risolvono giorno per giorno. Dal batterio che mette a rischio la coltura al maltempo”. Nonostante ciò, secondo il presidente del Cra “questo paese ha considerato l’agricoltura la ‘Cenerentola’ delle attività, invece oggi ha la possibilità di rimettere in moto i processi produttivi dell’Italia”. Proprio in questa ottica il presidente del Cra dà un'anteprima: “stiamo mettendo a punto dei bandi di concorso per far lavorare insieme a dei progetti gli agronomi e gli economisti. Uno sa come si produce, l’atro sa come fare mercato. Un bando per finanziare persone che fanno rete, invece che finanziare l’agricoltore, il finanziere o il metalmeccanico”. Il segreto del successo “è nella sinergia”. E l’innovazione “sta nell’approccio”.

Per capire quanto l’agricoltura è stata dimenticata finora “basti pensare che il popolo italiano ha cancellato per due volte il ministero delle Politiche agricole”. Ma oggi il Mipaaf è troppo indaffarato a gestire i fondi europei da smistare alle regioni per riuscire a fare una vera politica nazionale. “Ci vuole qualcuno che si occupi di gestire l’agroalimentare, non so poi se si chiamerà ‘ministero’ oppure no”, prosegue. E chiude: “A volte i semi germogliano. Non sempre questo accade, ma a volte si”.

alm

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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