ANBI, VALENTINI (UNIVERSITÀ TUSCIA): “CAMBIAMENTI CLIMATICI: ANDIAMO VERSO UNO SCENARIO D’EMERGENZA”

“Oggi siamo noi gli orsi polari: questa frase ben esprime il messaggio contenuto nel 5° rapporto sui cambiamenti climatici dell‘IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change. Siamo nell’era del cambiamento climatico, i cui effetti cominciano a manifestarsi in diverse regioni del globo, tra cui la regione mediterranea.”
Ad affermarlo è Riccardo Valentini, docente all’Università della Tuscia, intervenendo alla Conferenza Nazionale Acque Irrigue, in corso di svolgimento a Roma.
“Le future proiezioni climatiche in Europa – prosegue - prevedono un aumento delle temperature in tutte le regioni europee, un marcato aumento di precipitazioni nel Nord Europa ed una diminuzione significativa nel Sud Europa, un aumento di estremi termici (ondate di calore) (alta confidenza), di periodi di siccità (media confidenza), e di estremi di precipitazione (alta confidenza).
E’ inoltre evidenziato un aumento dei rischi associati per inondazioni, rischio di perdita di vita umane, erosione costiera e danni alle infrastrutture.
Il rischio già è presente (medio) all'attuale livello di climate change (+0.61°C rispetto al pre-industriale) ed aumenta progressivamente per lo scenario sopra 2°C (rischio alto) e 4°C (rischio molto alto).
Le misure di adattamento in Europa possono ridurre questo rischio entro limiti accettabili, ma queste azioni devono essere ancora implementate in molti Paesi europei, tra cui l'Italia. Nel caso dello scenario di aumento di temperatura di 4°C anche in caso di efficaci misure di adattamento rimane un rischio moderato, che può essere annullato solo con efficaci misure di riduzione di gas serra (mitigazione).
In generale sono necessarie misure di adattamento relative a: opere di difesa del territorio, restauro di ecosistemi acquatici, lotta all'erosione, piani di allerta e rafforzamento protezione civile, strategie di pianificazione urbanistica e territoriale.
In aggiunta esiste un reale pericolo di riduzione delle produzioni agricole dovute ad un aumento del rischio di scarsità di disponibilità idrica, soprattutto nel Mediterraneo, dovuto al concomitante aumento della domanda di acqua per irrigazione, uso domestico ed industriale e riduzione di precipitazioni, scarsa capacità di reintegro delle risorse idrico ed aumento dell'evaporazione.
La produzione agricola di cereali diminuirà nel Sud Europa, mentre potrebbe aumentare nel Nord-Europa con nuove opportunità economiche per il settore agricolo in queste regioni.
Nel Sud Europa l'irrigazione sarà il fattore limitante la produzione agricola e la disponibilità idillica diminuirà in concomitanza con la crescita della domanda per agricoltura, usi domestici ed industria. Il rischio è già presente all'attuale rate di climate change ed aumenta per 2°C (rischio alto) e 4°C (rischio molto alto) di riscaldamento. Strategia di adattamento possono ridurre il rischio, ma questo rimane alto sia nello scenario più pessimistico di 4°C che quello ottimistico dei 2°C.
Esiste quindi una emergenza agricola legata alla disponibilità idrica che deve essere affrontata.
Complessivamente si può ipotizzare in uno scenario di riscaldamento moderato (scenario A2 IPCC) una riduzione della disponibilità idrica complessiva dell’Italia pari a circa il 35-50% a fine secolo, con un aumento significativo della competizione per usi agricoli, civili ed industriali.
I consumi idrici delle colture agrarie per l’incremento di evapotraspirazione, in seguito anche all’aumento di temperatura, subiranno un notevole incremento, ad esempio per il mais aumenteranno di circa il 36% e per gli agrumi del 26% a fine secolo, sempre nello scenario moderato A2, pari a circa 2-3°C di riscaldamento.
E’ quindi urgente prevedere una strategia di adattamento per l’irrigazione ai cambiamenti climatici che dovrà prevedere elementi di natura tecnica e di governance istituzionale.
Tra gli elementi di natura tecnica vanno incentivati i sistemi irrigui ad alta efficienza (precision farming), l’uso di modelli colturali previsionali per la gestione dei fabbisogni, la riduzione delle perdite nei sistemi di distribuzione ed una migliore gestione degli acquiferi nelle aree costiere soggette a salinizzazione.
D’altro canto – conclude Valentini - è necessario uno sforzo istituzionale per l’integrazione dei sistemi irrigui regionali e l’implementazione di una governance territoriale fondata su un forte impegno, anche finanziario, dei soggetti pubblici.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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