COLDIRETTI ATTACCA DI GIOIA, LO AVEVA GIA FATTO CON LA CASELLI. IL CASO “DE CASTRO” SI RIPETE

Un attacco frontale, quello della Coldiretti all'amministrazione della regione Puglia, partita a Foggia, tornata a Roma per poi ritornare a Bari. Una serie di proteste da parte di Palazzo Rospigliosi che hanno portato addirittura alle dimissioni in blocco dell'organizzazione da tutti i GAL. Dimissioni a vario titolo da tutti i consigli di amministrazione dei Gruppi di azione locale pugliesi dovute a una dura posizione nei confronti dell'assessorato regionale dell'agricoltura di Leonardo Di Gioia sulla questione dei fondi PSR. "E' necessario che la regione Puglia si svegli e che l'assessorato all'Agricoltura regionale esca fuori dal pantano Psr mettendo mani alle istruttorie delle domande sulla misura degli investimenti 4.1", aveva affermato qualche giorno fa, in una nota, il presidente Gianni Cantele riferendosi al ricorso e la conseguente sentenza del Tar "che non possono diventare l'alibi per tenere congelata l'istruttoria delle domande che consentirebbe di capire quali progetti sono realmente finanziabili. Evitando che gli agricoltori  si sobbarchino di costi esosi relativi alla documentazione di bancabilità, cantierabilità, rilascio permessi, etc etc".

Ma non solo Di Gioia, anche lo stesso Emiliano viene 'attenzionato' dalla Coldiretti che, spiega in una nota, "non può lasciare che 4mila giovani restino disoccupati perché esclusi dal piano di sviluppo rurale".

Diversa la posizione di Agrinsieme Puglia (costituita da Cia, Confagricoltura, Copagri, Legacoop, Confcooperative e Agci) che parla invece di una posizione "condivisa" sui PSR, specificando che "il PSR è stato oggetto di una serie di riunioni propedeutiche all’approvazione che hanno coinvolto tutto il partenariato e che, tra l’altro, hanno visto la firma di tutte le OO.PP.AA su un documento strategico che riportava anche la ripartizione delle risorse fra le misure: la nostra ristretta memoria ricorda anche l’apposizione di una firma da parte di Coldiretti".

In realtà, la questione PSR potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. Infatti, da quanto apprende AGRICOLAE, sembrerebbe che l'assessore della regione Puglia sia sempre stato poco gradito dall'organizzazione di Palazzo Rospigliosi in quanto - sempre da quanto si apprende - avrebbe preferito declinare incontri bilaterali con Palazzo Rospigliosi per evitare comportamenti che sarebbero potuti apparire politicamente scorretti nei confronti degli altri attori di filiera.

Infatti, ora che non c'è più il passaggio 'Martina' dopo le sue dimissioni per assumere il ruolo di reggente segretario del Pd, la Conferenza Stato Regioni, di cui Di Gioia è il coordinatore nazionale, rischia di diventare un passaggio importante.

Lo dimostrano gli ultimi eventi: Ocm vino ma soprattutto il Sistema Allevatoriale sono solo due esempi di scuola su come il ministero abbia 'forzato' l'iter rimandando tutto a Palazzo Chigi senza l'ok della Conferenza.

Stessa storia era accaduta circa un anno fa per l'assessore dell'Emilia Romagna Simona Caselli. In attesa che il governatore Stefano Bonaccini si decidesse di sostituirla. E se vengono diffuse alcune informazioni secondo cui Bonaccini avrebbe dato il suo placet a un eventuale sostituzione del suo membro di giunta (poco veritiere) Emiliano dal canto suo difende senza se e senza ma Di Gioia.

In sostanza, Coldiretti (come fece a luglio 2017 sfiduciando a Bologna Paolo De Castro ministro) sembra aver dichiarato guerra agli assessori di due regioni fondamentali per il settore. Rimanendo in attesa che vengano sostituiti. Così come accadde con De Castro dopo la dura manifestazione di Bologna.

Nel frattempo Michele Emiliano si difende attaccando a sua volta la Coldiretti spiegando che "questo è il PSR costruito con la Coldiretti, la Confagricoltura e la Cia nella passata amministrazione. Ora alla Coldiretti non piace più il suo PSR e vorrebbe cambiare le carte in tavola".

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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