COMAGRI CAMERA, PESCE RISPONDE A BRUNETTA E NEVI: MIPAAFT VERIFICHERA CON REGIONI QUALIFICA IAP

La Commissione Agricoltura della Camera ha svolto il question time sulla base di interrogazioni a risposta immediata presentate il 18 settembre scorso da Fornari, Gadda, Gagnarli, Viviani, Brunetta e Nevi. A rispondere è stato il sottosegretario Mipaaft Alessandra Pesce.

Interrogazione a risposta immediata. 5-00598 Nevi e Brunetta: Sugli orientamenti interpretativi in sede regionale della qualifica di imprenditore agricolo professionale

NEVI e BRUNETTA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

nella XVII Legislatura, il Senato della Repubblica, in sede di esame della proposta di legge n. 1328-B (poi legge n. 154 del 2016 – collegato agricolo), ha approvato, il 6 luglio 2016, l'ordine del giorno G1.101 che impegnava il Governo pro tempore a prevedere che la qualifica di imprenditore agricolo professionale – IAP, di cui al decreto legislativo n. 99 del 2004, non possa subire limitazioni territoriali nel suo utilizzo;

il decreto legislativo n. 99 del 2004, all'articolo 1, comma 1, che definisce in maniera esplicita la figura dell'imprenditore agricolo professionale ai fini dell'applicazione della normativa statale, dispone che «è imprenditore agricolo professionale (IAP) colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1257/1999 del 17 maggio 1999, del Consiglio, dedichi alle attività agricole di cui all'articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro»;

il chiarimento si è reso necessario, in quanto in sede giurisprudenziale si sta affermando il principio in base al quale le certificazioni rilasciate dalle regioni relative all'accertamento del possesso dei requisisti necessari ai fini della qualifica di Iap, esercitano i loro effetti solamente in ambito regionale, con conseguente disconoscimento di tale «status» soggettivo degli imprenditori agricoli che operano anche in altre regioni;

detti orientamenti vengono a minare un principio di unitarietà del sistema normativo, laddove si riconosce che i diritti soggettivi legati ad uno status (Iap) devono ricevere applicazione su tutto il territorio nazionale per evitare la frammentazione dell'ordinamento civile, materia che rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettera l), della Costituzione –:

se non ritenga di dover prendere posizione al riguardo e assumere le iniziative di competenza in materia di intervenuto accertamento regionale della qualifica di imprenditore agricolo professionale – Iap, di cui al decreto legislativo n. 99 del 2004, affinché tale riconoscimento non subisca limitazioni territoriali nel suo utilizzo, dando vita in tal modo a un trattamento differenziato sul territorio nazionale per gli imprenditori agricoli in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale.

Risponde il sottosegretario Pesce:

Rilevo in premessa che la qualifica di imprenditore agricolo professionale, IAP, di cui al decreto legislativo 99 del 2004 non può subire limitazioni territoriali nel suo utilizzo, pertanto l’accertamento della relativa qualifica è piena e incondizionata, non limitata al territorio della regione che l’ha riconosciuta. In tal senso depone, peraltro, anche l’interpretazione letterale della norma d cui al comma 2 dell’articolo 1 del citato decreto legislativo con il quale il legislatore ha disposto espressamente e senza limitazione di sorta che le regioni accertano ad ogni effetto il possesso dei requisiti di cui al comma 1. Una volta dunque accertata la sussistenza dei requisiti posti ai fini dell’applicazione della normativa statale, la qualifica viene riconosciuta all’imprenditore agricolo che acquisisce lo status soggettivo di imprenditore agricolo professionale. Peraltro una diversa interpretazione si porrebbe in contrasto con la competenza legislativa primaria dello Stato che ha disciplinato la materia individuando specifici criteri applicabili in via generalizzata e senza alcun limite (attribuendo alle regioni il compito di accertare la sola sussistenza dei requisiti richiesti) oltre che con l’articolo 41 della Costituzione che sancisce la libertà dell’iniziativa economica. Ne consegue pertanto che l’inserimento di limiti territoriali limitando conseguentemente l’iniziativa economica privata non tiene conto del necessario e dovuto pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona. Ciò posto nell’evidenziare che al momento non si ha alcuna segnalazione sul tema, il ministero si impegna ad effettuare una verifica con i competenti uffici regionali per appurare le dimensioni del problema e a proporre le conseguenti iniziative.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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