CONFCOOPERATIVE, GARDINI: COOPERAZIONE MOLTIPLICA ENERGIE E DIVIDE LE FATICHE. MADE IN ITALY, EXPORT E TURISMO CRESCONO. VIDEO

Sicuramente un passaggio storico, che ha profondamente determinato la vita economica e sociale del nostro Paese, in quanto il dibattito dei Padri costituenti riconobbe alla cooperazione il ruolo e la statura economica che aveva già dimostrato di meritare. Così il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini nel corso del suo intervento alla celebrazione dei 100 anni della centrale cooperativa.

"Quel dibattito - prosegue - seguiva gli anni della dittatura fascista e della guerra che avevano messo a dura prova tutto il movimento cooperativo: una prova superata egregiamente perché una caratteristica di ieri, di oggi e, sono certo, anche di domani della cooperazione è la sua resilienza".

"Care cooperatrici e cari cooperatori - continua Gardini - è stata la resilienza che ha guidato nell’800 i primi passi dei pionieri.

Quegli uomini e quelle donne, invece di soccombere all’avanzare di un’economia senza anima, inventarono una soluzione cooperativa che certamente non avevano immaginato potesse resistere per oltre un secolo e conquistare la fama di una nuova economia al servizio delle comunità e dei suoi bisogni. Fino a diventare, negli anni a venire, economia sociale e, qualche decennio più tardi, alternativa al capitalismo e alle diseguaglianze che esso crea.

Le prime cooperative nacquero, infatti, per aiutare le fasce più povere della popolazione nell’accesso ai consumi; esse furono subito seguite dalle cooperative agricole sorte tra contadini che, facendo economie di scala con gli acquisti in comune di sementi e attrezzi e con la commercializzazione dei prodotti in filiera, riuscivano a irrobustire le loro aziende agricole portando benefici anche alle comunità del territorio.

Quello sviluppo fu trainato dalla nascita delle Casse Rurali, frutto della lungimiranza di alcuni parroci e non solo che, nelle parrocchie e nelle comunità, ospitarono e fecero fiorire il credito, per le comunità e per le cooperative sia agricole sia in altri settori.

La storia di Confcooperative inizia in quegli anni - siamo nel primo dopoguerra - cogliendo la necessità di dare rappresentanza e promozione alle imprese cooperative che si ispiravano alla Dottrina Sociale della Chiesa e all’Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII".

"Dopo la violenta interruzione del fascismo e della guerra, le nostre storie hanno ricominciato a vivere insieme al Paese, animato anche dalle espressioni democratiche di carattere politico, partitico e del movimento cattolico che risorgevano dalle ceneri.

Grazie all’art. 45 della Costituzione, anche la cooperazione riprese il suo cammino e, l’Italia martoriata dalla guerra, trovò i cooperatori e le cooperatrici in prima linea per ricostruirne il tessuto sociale oltre che economico.

Inoltre, in quegli anni, ha ripreso slancio il ruolo dei corpi intermedi e dell’associazionismo che hanno saputo rappresentare, tutelare e difendere le piccole e medie imprese italiane, contribuendo a disegnare la fantastica stagione del boom economico".

"Quelli sono stati anni in cui il fervore democratico è stato il sale di un crescente benessere che ha portato l’Italia a essere tra i sei Paesi europei che, poco più di un decennio dopo la fine della guerra, sancivano la nascita della Comunità Economica Europea", continua ancora.

A quello sviluppo, la cooperazione ha partecipato con passione, determinazione e impegno. Abbiamo collaborato a trasformare un territorio ferito, dalla guerra e dalla lotta civile tra i suoi figli, in una nazione seduta al tavolo dei Trattati di Roma da protagonista.

Da allora e fino ai giorni nostri, la cooperazione è stata in prima linea in ogni fase cruciale della società e del Paese.

"Abbiamo costruito, da allora a oggi, mezzo milione di alloggi per chi non poteva permetterselo, trasformando in soci dell’impresa cooperativa coloro che avrebbero abitato quelle case; dalle casse rurali sono nate le moderne banche di Credito Cooperativo con la stessa missione, quella cioè di essere banche di territorio, vicine ai mestieri, alle famiglie, alle comunità più fragili.

Il Credito Cooperativo è impegnato in una sfida difficile per difendere le caratteristiche di mutualità del proprio modello dalle richieste delle autorità bancarie europee che vorrebbero assimilarlo alle tradizionali imprese bancarie di tipo capitalistico. Su 4.233 sportelli in oltre duemila comuni italiani, le banche cooperative oggi rappresentano l’unica realtà bancaria in 602 piccoli comuni. I soci sono oltre 1 milione e duecentomila e la raccolta di risparmio è di 158 miliardi di euro pari al 7,8% del mercato con impieghi al 7,2%".

In questi decenni, l’agroalimentare cooperativo è diventato un settore fiorente e con una forte propensione all’export, con cui fa conoscere al mondo i prodotti italiani di qualità, provenienti da filiere sane e sostenibili. Filiere che ci permettono di avere prodotti Doc ed eccellenze, nel paniere agroalimentare italiano, tra i migliori al mondo".

"Abbiamo accompagnato l’evoluzione del turismo, della cultura e dello sport valorizzando il patrimonio più grande di questo Paese, con creatività e passione.

Sono nate cooperative che hanno restituito dignità a lavori umili ma essenziali, contribuendo a umanizzare i settori labour intensive e che si sono evolute negli anni in imprese a forte innovazione e valore aggiunto nei settori della logistica, dell’ambiente, delle costruzioni e dei servizi.

Le nostre cooperative di utenza si sono specializzate per offrire ai consumatori alternative più accessibili all’acquisto di beni e servizi".

E abbiamo, negli anni ‘80, rimesso la giacca dei pionieri per varcare un altro confine storico: quello che ha promosso l’impegno sociale da volontariato a impresa, facendogli attraversare il guado che separava l’associazionismo solidale dalla capacità di incidere nel mercato.

Sono nate così le cooperative sociali, ancora oggi vanto della cooperazione italiana.

E, qualche anno più tardi, sono arrivate le cooperative nel settore della sanità, completando quella sussidiarietà con il servizio pubblico di cui siamo orgogliosi promotori.

Le nostre cooperative hanno costruito una rete che ha in carico oltre 7 milioni di cittadini che ricevono servizi di welfare.

Oggi Confcooperative rappresenta numeri importanti in tutti i settori dell’economia del Paese e le cooperative nostre aderenti sono presenti in tutta Italia con oltre 3 milioni di soci, un fatturato aggregato di 64 miliardi e danno lavoro a oltre mezzo milione di persone.

Abbiamo dimostrato, con la semplicità dello stare insieme, che la cooperazione moltiplica le energie e divide le fatiche.

Quello che oggi dovrebbe fare anche l’Unione Europea, la più grande cooperativa del continente, di cui noi siamo soci convinti e difensori tenaci.

Un’Europa più forte e coesa avrebbe potuto difendere meglio i suoi cittadini dalla tempesta perfetta che ha colpito le economie mondiali, un decennio fa: quella crisi, di cui ancora oggi portiamo i segni, ha modellato una nuova società che esaspera le contraddizioni, amplia le differenze, rende i poveri più poveri e i ricchi più egoisti.

C’è un fossato ideologico e propagandistico dentro il quale si sta perdendo il senso dell’essere umani prima che dell’essere comunità.

E’ di nuovo tempo della ricerca di condizioni migliori, tempo di migrazioni.

E per questo è di nuovo tempo per le speranze e per la fiducia, quella che noi nutriamo sempre perché vicini a chi fa, a chi coopera, a chi vive oggi pensando al domani.

Negli anni più bui della crisi, la cooperazione ha tenuto molto meglio dei comparti dell’economia classica, ha mantenuto l’occupazione riducendo i margini d’impresa, è rimasta nei territori di origine.

Ma non è bastato. Siamo tornati quasi al punto di partenza: il Paese ha bisogno di ripartire con un’economia più vicina alle persone, le imprese devono avere una cittadinanza attiva, fare scelte insieme alla gente, interpretarne gli umori, diventare attori sociali più coerenti.

Siamo nel bel mezzo di un trend di protagonismo sociale che può trasformare completamente la nostra società: la responsabilità che abbiamo, noi tutti, è la direzione di questa trasformazione.

Come da cento anni in qua, la cooperazione non si sottrae a un ruolo di indirizzo e di azione: la difesa del lavoro, la tutela delle comunità più vulnerabili e dell’ambiente, le pari opportunità sono solo alcuni dei filoni su cui siamo impegnati perché sono bisogni di questo presente.

Non solo la storia della cooperazione continua, quindi, ma lo fa disegnando una nuova visione di società che sia inclusiva, tracci nuove rotte di sviluppo che ci portino al riparo dal capitalismo consumistico che ha mostrato ampiamente i suoi limiti.

Proprio nel momento in cui sembra naturale cedere spazio e potere alle tecnologie senza valutarne seriamente l’impatto sulle persone e sull’ambiente, noi mettiamo in guardia da una resa incondizionata al progresso.

Non c’è infatti progresso se resta indietro la gente. Noi guardiamo al futuro come ad uno spazio dove vivere meglio tutti; uno spazio dove alimentare, in armonia e a parità di opportunità, una sana cultura cooperativa tra generi e generazioni.

Una cultura che disegni anche un nuovo mercato del lavoro che, senza sacrificare sull’altare della tecnologia la dignità dell’apporto umano, crei prospettive nuove alle generazioni che hanno di fronte la concretezza della mancanza di posti di lavoro.

L’innovazione è un’alleata di cui dobbiamo saper interpretare le tendenze positive e prevenire le conseguenze negative sulle comunità e sulle persone: è il compito che ci siamo assunti, anche di fronte alla politica.

Un mese e mezzo fa, a Firenze, sotto il cartello del Festival dell’Economia Civile si è ritrovata l’Italia che sta costruendo l’economia che serve oggi. In tre giorni di dibattiti, di presentazioni di progetti e di idee, di scambio tra reti sociali e imprenditoriali, l’economia reale, la finanza sostenibile, l’etica delle relazioni, la cultura, la passione sono state il fil rouge che ha tenuto insieme una comunità che interpreta, in tutta Italia, una nuova prospettiva: quella dell’economia collaborativa e cooperativa.

C’erano tanti giovani, Presidente, che hanno presentato start up innovative e piani per il futuro prossimo; a loro ho ricordato quanto sia importante studiare per poter capire, scegliere e cambiare e quanto sia utile cooperare perché un’economia che si fa insieme ha in sé gli anticorpi per combattere le diseguaglianze.

In quei tre giorni, abbiamo respirato anche aria di solidarietà perché tanti progetti nascono nelle aree più fragili, quelle che la politica sta da tempo trascurando: noi continuiamo, anzi abbiamo rafforzato, l’impegno e l’ambizione di non tagliare fuori quelle parti dell’Italia lontane dalle direttrici dello sviluppo.

Stiamo contrastando l’abbandono di zone meravigliose di questa nostra terra con la cooperazione di comunità, uno strumento sempre più diffuso ed efficace per far rivivere i luoghi che uno sviluppo strabico condanna all’oblio.

Ci sono paesini dove le poche decine di abitanti rimaste, tra cui spesso giovani volenterosi capaci di mettere radici, creano piccole attività imprenditoriali, fanno sviluppo locale valorizzando le tipicità territoriali e favorendo l’inclusione di soggetti vulnerabili, tra cui i migranti. Piccoli semi di vita che riescono a porre un argine allo spopolamento: un lavoro lungo e paziente, per il quale serve il sostegno della politica oltre che la buona volontà di imprese e persone.

Un simile impegno va messo anche nelle periferie metropolitane dove, alla crescente urbanizzazione, si affianca la radicalizzazione dei problemi, lasciando insinuare nelle comunità la paura dell’altro, la diffidenza per la politica, l’immobilismo del cinismo.

Anche qui ci stiamo misurando con le nostre capacità di immaginare un cambiamento: serve un’idea diversa dell’abitare, un housing sociale che prevenga la formazione di sacche di solitudine e di disservizi, prodromi di disagio, collera, intolleranza e violenza.

Il cambiamento che noi maturiamo al nostro interno, per poter affrontare le sfide della società che cambia, si alimenta anche delle interlocuzioni con gli attori istituzionali e cattolici ai quali dobbiamo il riconoscimento per l’attenzione alla missione delle imprese cooperative.

Due mesi fa abbiamo incontrato, in un’udienza dedicata a Confcooperative, Papa Francesco. La Chiesa ci ha guidato costantemente in questi cento anni: attraverso le Encicliche, non ultima la Laudato Si’, abbiamo costruito le linee guida del nostro essere animatori di comunità prima che imprenditori.

E anche l’Italia repubblicana, l’art. 45 e gli scambi con i suoi illustri predecessori hanno alimentato la nostra visione di economia al servizio del Paese.

Lei, Presidente, ci ha suggerito più volte, in maniera chiara, la strada del cambiamento riconoscendo che, nella fragilità della società, i corpi intermedi hanno un ruolo chiave per la salute del tessuto democratico del Paese. Di questo siamo consapevoli e La ringraziamo di essere qui con noi oggi a testimoniare la Sua prossimità alla cooperazione.

Sappiamo bene che il Terzo Settore e la rappresentanza Le sono cari e vogliamo continuare a dare lustro a una storia che è unica al mondo.

Noi, Presidente, ci pensiamo in un futuro comune come Lei ha raccomandato di fare nel Suo discorso di fine anno.

Per questo voglio ricordarLe che oggi siamo anche impegnati a unire le storie del movimento cooperativo italiano con gli amici di Legacoop e AGCI che hanno avuto percorsi diversi dai nostri ma coltivano, insieme a noi, il desiderio di far convergere questi percorsi nel più ampio e accogliente alveo degli ideali cooperativi che tutti condividiamo.

Noi conosciamo la fatica dell’unire, la stiamo sperimentando in questo processo di Alleanza col quale vogliamo rendere ancora più forte la rappresentanza per il bene delle imprese cooperative e del Paese e non ci faremo spaventare dagli ostacoli ma ci rafforzeremo nel sogno comune.

Come Alleanza delle Cooperative siamo anche impegnati a sconfiggere quella falsa cooperazione che ha sfruttato il lavoro, soprattutto delle fasce più deboli e ha screditato il movimento cooperativo.

E’ necessario che i disonesti che hanno inferto un colpo così grave alla credibilità della cooperazione, che rappresenta un bene comune, siano perseguiti e puniti.

Inoltre, in assoluta coerenza con l’art. 45 della Costituzione, pensiamo che si possa aprire una stagione nuova di promozione che sappia rispondere da un lato ai cambiamenti e dall’altro alle necessità e ai bisogni emergenti nelle comunità.

Teniamo molto di più ai valori positivi della convivenza e dell’unità che soddisfano il bisogno di sentirsi meno soli piuttosto che alla necessità di primeggiare tra i nostri pari.

E proprio la lotta alla solitudine, di un anziano o di un bambino ma anche di una famiglia che scappa da situazioni difficili e cerca accoglienza, è un obiettivo che abbiamo in alto nelle nostre agende.

Non è un compito facile ma non è stato mai facile rispondere ai bisogni perché non sempre sono espressi né visibili a tutti.

Infine, Presidente, Le voglio dire, di sicuro rappresentando l’umore e il desiderio di tutte le cooperatrici e i cooperatori presenti qui ma anche di tutti coloro che non hanno potuto essere oggi con noi, che siamo d’accordo con Lei quando esorta il Paese a mantenere il coraggio di esprimere i buoni sentimenti: è quello che facciamo tutti i giorni coniugando la pratica del lavoro con la dignità dell’essere umano.

Perché, Presidente, per far evolvere una comunità, industriarsi per uno sviluppo equo e sostenibile per tutti, accogliere il nuovo che arriva e sapere interpretare le richieste della gente, non sempre espresse a voce alta, oltre alla testa serve il cuore.

E noi cooperatori ne abbiamo tanto.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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