EXPO, FILIERE CALABRESI UNAPROL, SFIDA PER LA QUALITA

Carolea, Cassanese, Ottobratica, Tonda di Strongoli, Grossa di Gerace, Ciciarello, Roggianella, Sinopolese, Dolce di Rossano, Borgese, Pennulara, Roggianella, Rossanese, Sinopolese, Zinzifarica. Sono le principali varietà di olive calabresi dalle quali si ricavano profumi organolettici unici ed irripetibili. Queste cultivar hanno monopolizzato l’attenzione ed i palati dei consumatori ad Expo. Due giorni di convegni dedicati da Unaprol alla promozione delle filiere tracciate olivicole della regione Calabria in base ai Reg. UE 611-615/2014 ed anche degustazioni organizzate nell’area attrezzata dal Consorzio Olivicolo italiano con la collaborazione di AgriExpo all’ingresso Sud di Expo.Dall’analisi dell’olivicoltura calabrese effettuata dall’osservatorio economico di Unaprol emerge che l’olivicoltura rappresenta la principale fonte reddito per le aziende agricole, nonostante i costi di produzione siano di gran lunga superiori per le difficili condizioni orografiche dei terreni. L’olivicoltura è diffusa su tutto il territorio regionale, con un livello di maggiore concentrazione nella zone intorno Sibari, nel lametino e nella piana di Gioia Tauro. In particolare, l'area del lametino è l’unica dove si realizza la coincidenza tra il maggior numero di aziende e la più alta percentuale di superfici olivetate. La superficie investita ad olivo, è di 182.000 ettari. Il 12% di tale superficie è coltivata con metodi di produzione biologica e rappresenta un quarto dell’investimento totale ad olivicoltura biologica in Italia (il 41% delle superfici presenti nel mezzogiorno). Rispetto alla dimensione provinciale, si registra una netta differenziazione territoriale, con le province di Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro più coinvolte nella coltura con rispettivamente il 27%, il 29% ed il 21%, seguite dalle altre due Province di Crotone e Vibo Valentia con il 9%. Nella regione sono riconosciute tre DOP nelle province di Crotone (Alto Crotonese), Cosenza (Bruzio) e Catanzaro (Lametia) in Calabria risultano attivi in Calabria circa 800 frantoi con un quantitativo medio di olive lavorate per frantoio di 10.000 quintali. La tendenza in atto negli ultimi anni vede il progressivo calo del numero dei frantoi per il processo di ristrutturazione della fase di trasformazione. Limitata la presenza di impianti per la lavorazione delle olive da mensa nonostante la presenza di varietà a duplice attitudine. L’analisi dei dati di vendita nella GDO (Iper + Super), relativi al 2014, indica che in Calabria sono stati venduti circa 2 milioni di litri di extra vergine, per un corrispondente valore di 8 milioni di euro, con una contrazione sia in volume, sia in valore, rispetto all’anno precedente. Il prezzo medio si è aggirato intorno ai 3,6 euro/litro ed il 65% dell’olio extra vergine è stato venduto in promozione. Gli oli bio e a denominazione faticano ancora a trovare un segmento più ampio, all’interno del mercato dell’olio, collocandosi su livelli più alti di prezzo medio. Il 100% italiano, è stato venduto ad un prezzo medio di 4 euro/litro, per circa 150mila litri ed un prezzo corrispondente in valore pari a 666 mila euro.

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