INTERPELLANZA, SILLI FI CAMERA, SU COLTIVAZIONI ‘MADE IN CHINA’ IN TOSCANA

Atto Camera

Interpellanza 2-00191

presentato da

SILLI Giorgio

testo di

Mercoledì 28 novembre 2018, seduta n. 92

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, il Ministro della salute, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

in Toscana, è costante aumento il fenomeno delle coltivazioni in serra «made in China». Il fenomeno è stato oggetto di due trasmissioni televisive: «Viva l'Italia, oggi e domani» andata in onda il 22 novembre 2018 su Rete 4 e «Nemo» sulla Rai ad inizio aprile;

la descrizione fatta sulla Nazione del 25 novembre 2018 dal comandante dei carabinieri forestali di Prato chiarisce la situazione; si tratta di un fenomeno tutto sommato ancora piccolo e circoscritto, ma dentro c'è un «universo-mondo»: uso di concimi illegali, mancato rispetto sulle autorizzazioni per le sementi, visto che molte arrivano direttamente dentro le valigie dal Paese di origine; fitti di terreni pagati sino a 10 volte tanto, in contanti e con contratti più o meno in regola; inoltre, sfruttamento dei lavoratori, precarie condizioni igieniche, smercio in mercati abusivi, creazione di una filiera interna alla comunità cinese totalmente illegale; inquinamento dei suoli con sostanze dannose, incenerimento illegale di rifiuti;

già nel 2015 la stampa segnalava la presenza di una imprenditoria agricola cinese in Toscana. Le modalità operative utilizzate, escluse alcune eccezioni virtuose, sono sempre le stesse, simili a quelle che, a suo tempo, intaccarono il settore tessile, distruggendo i distretti con la concorrenza sleale: tanti contanti, lavoro nero, materiali scadenti, nessun rispetto per le regole; da anni Coldiretti, a seguito del sequestro di materiali illegali, chiede controlli sui semi e sui fitofarmaci usati in queste imprese agricole;

le aziende agricole cinesi registrate presso le camere di commercio sono 114 a livello nazionale, ma l'impatto in certe zone è forte. Tra le province di Firenze e Prato si trova la massima concentrazione: qui i cinesi secondo la Coldiretti di Prato hanno in gestione il 20 per cento dei terreni lavorabili, che corrispondono a più del 60 per cento della superficie lavorata. Decine di ettari di terreno, completamente usati a serre e posizionati lungo il crinale sud tra le due province, noto per essere tra le zone più fertili e produttive. In genere, i terreni non sono acquistati, ma affittati. Per ottenere in affitto gli appezzamenti migliori, i cinesi pagano anche dieci volte il prezzo di mercato e, dopo qualche anno, l’«azienda» chiude, lasciando al proprietario italiano l'onere di bonificare il terreno per renderlo di nuovo coltivabile;

tra la fine di gennaio e il febbraio 2018 sono state condotte dalle forze dell'ordine diverse operazioni in provincia di Prato, con sequestri di terreni, serre e prodotti. Nei campi l'ispezione «ha fatto emergere gravi criticità legate alla sicurezza dei luoghi di lavoro, alla presenza di manodopera irregolare e clandestina...». Nello stesso periodo è stato sequestrato a Prato un laboratorio abusivo di trasformazione di alimenti gestito da un cittadino cinese, finalizzato alla preparazione, cottura e trasporto dei cibi presso ditte di connazionali; nel settembre 2017 la polizia municipale di Montemurlo ha scoperto un servizio di catering abusivo; il 9 gennaio 2018, sono state sequestrate 50 cassette di verdura a due ambulanti abusivi cinesi: il comunicato del comune di Prato chiarisce che la merce è stata smaltita in discarica in quanto «il pessimo stato di igiene e di conservazione della merce non ne ha consentito la devoluzione ad enti benefici». A via Di Vittorio, tra i capannoni cinesi dell'Osmannoro a Firenze persiste da anni un mercato di prodotti agricoli totalmente illegale, fatto da cinesi per i cinesi, dove la presenza di italiani è malvista;

tra i pericoli maggiori c'è la questione dei rifiuti. Per evitare controlli incrociati, non dare nell'occhio e fare tutto in economia, vengono costantemente accesi roghi nei campi, e dentro ci finisce un po’ di tutto: dal materiale per coprire le serre, alle cassette di plastica utilizzate per la raccolta, dagli scarti vegetali fino ai contenitori usati di fitofarmaci. I residenti di Prato, sono spesso costretti a chiudersi in casa e a ritirare i panni stesi all'aperto per evitare gli effetti delle plastiche che bruciano. In una delle relazioni delle ispezioni di gennaio 2018 si legge che: «... sul posto sono stati trovati rifiuti tossici bruciati accanto alle coltivazioni... come il polistirolo», oppure che mancavano completamente all'appello «i registri di carico e scarico per la tracciabilità di diserbanti e fertilizzanti utilizzati...»;

gli strumenti usati dalle forze dell'ordine, il sequestro, le sanzioni pecuniarie delle quali è problematica la riscossione, e l'applicazione del «Daspo» ai venditori abusivi dei quali spesso è problematica l'identificazione, appaiono del tutto insufficienti ad arginare la crescita di un fenomeno che si configura come concorrenza sleale agli agricoltori onesti, oltre a determinare possibili, molteplici, danni ambientali e sanitari –:

se il Governo non ritenga opportuno prevedere, anche mediante specifiche iniziative normative, ulteriori strumenti repressivi e di controllo rispetto al fenomeno esposto in premessa, tra i quali il costante presidio del territorio, le verifiche fiscali o la confisca delle aree e dei beni a fronte del perdurare delle condotte illecite.

(2-00191) «Silli, Nevi, Carrara, Spena, Ripani, Mazzetti».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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