INTERROGAZIONE MORRA, M5S SENATO, SU MAPPATURA DOVE SONO AFFONDATE LE NAVI DEI VELENI

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-04292 presentata da NICOLA MORRA, M5S, mercoledì 15 luglio 2015, seduta n.485 per sapere se non ritengano necessario adottare, nell'ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative per l'individuazione esatta dei punti in cui sono affondate le navi dei veleni, per poi proseguire alla bonifica e alla salvaguardia delle acque marine interessate;

 

MORRA, CAPPELLETTI, FUCKSIA, DONNO, BERTOROTTA, GIROTTO, MORONESE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico - Premesso che:

 

sono relative al mar Jonio ben 14 istanze di ricerca petrolifera, un'istanza di prospezione petrolifera, 2 permessi di ricerca petrolifera, un'istanza di concessione petrolifera ed una per un pozzo esplorativo come ben evidenziato dalla mappa aggiornata delle possibili trivellazioni ad opera di 10 società petrolifere italiane e straniere;

 

nel mar Tirreno con DEC/VIA n. 160 del 15 maggio 2015 da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è stato determinato l'assoggettamento alla procedura di valutazione d'impatto ambientale del progetto di realizzazione di un pozzo geotermico esplorativo a mare, denominato "Marsili l", nell'ambito del permesso di ricerca per fluidi geotermici denominato "Tirreno meridionale l", presentato dalla Eurobuilding SpA, con sede legale in via dell'Artigianato n. 6, Servigliano (Fermo);

 

per quanto riguarda il golfo di Taranto e il mar Jonio alle numerose istanze di ricerca e prospezione si sono opposti le associazioni, i comitati, le Regioni Puglia, Calabria e Basilicata, oltre alle Province di Matera, Cosenza, Lecce, Taranto e Crotone, nonché le associazioni di categoria e semplici cittadini;

 

a giudizio degli interroganti la ricerca di idrocarburi prima e l'estrazione poi sono altamente dannose per gli ecosistemi e soprattutto per le economie locali e per il PIL delle imprese (settore del turismo e della pesca) che rischiano di essere seriamente danneggiate dalle estrazioni e lavorazioni petrolifere, mentre è acclarato che il fossile legato alle vicende del "decreto sblocca Italia" (decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014) favorisce le compagnie petrolifere private e straniere e non risolverà il problema energetico;

 

considerato che:

 

le popolazioni che vivono di turismo e di pesca oltre che di agricoltura biologica lungo le coste ioniche non vogliono assolutamente che sia distrutto il proprio mare e al riguardo è in atto una grande mobilitazione di persone e di coscienze. Il golfo di Taranto e l'intero mar Jonio custodiscono enormi patrimoni archeologici della Magna Grecia, ancora da riportare alla luce per mancanza di fondi, come documentato nello studio scientifico "Archeomar" del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. L'area jonica con il golfo di Taranto è stata riconosciuta dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale come area prioritaria di conservazione di alto mare e delle acque profonde da candidare come riserve e aree protette ASPIM (area specialmente protetta di interesse mediterraneo), area di protezione e tutela dei cetacei. Area che potrebbe essere messa seriamente a rischio dagli ultimi procedimenti autorizzativi del Ministero dell'ambiente, come nel caso del permesso di ricerca con la tecnica dell'air gun della Enel Longanesi Srl, denominato D79 FR EN (decreto del 12 giugno 2015);

 

i Comuni della fascia ionica insieme al comitato "Mediterraneo No Triv" e al Movimento antinucleare Noscorie Trisaia hanno presentato dettagliate osservazioni in merito all'affondamento delle già famose navi tossiche e radioattive nel mar Tirreno e nel mar Jonio;

 

la presenza delle "navi dei veleni" nel mar Jonio è un dato acclarato da numerose inchieste giudiziarie e inchieste parlamentari;

 

la Schlumberger italiana SpA, con l'istanza "d 3 F.P-.SC", ha chiesto l'acquisizione di circa 4.285 chilometri di linee sismiche 3D utilizzando la tecnologia air gun per comprendere l'estensione e la natura delle strutture geologiche presenti nel golfo di Taranto ed ha in itinere il procedimento di compatibilità ambientale presso il Ministero. Contro tale istanza inviata al Ministero dell'ambiente l'associazione Mediterraneo No Triv, con osservazioni dell'8 gennaio 2015, ha sollevato la questione dell'incompatibilità della ricerca di idrocarburi con il sistema air gun, in una zona del mare dove numerose inchieste giudiziarie individuano la presenza delle "navi dei veleni";

 

nelle sue osservazioni contro la ricerca di idrocarburi nel golfo di Taranto, l'associazione indicava: "Nello Studio di Impatto Ambientale della società non c'è alcun riferimento in merito alla presenza di numerosi relitti e navi affondate nel mar Jonio, con carico di rifiuti tossici e radioattivi. La carenza dello studio, in merito a quanto indicato, è rilevante e di assoluta gravità e rende il documento inidoneo allo scopo perseguito e non utilizzabile nel procedimento di Valutazione d'impatto ambientale";

 

l'esistenza del seppellimento nel mar Jonio di navi e siluri contenenti rifiuti tossici e radioattivi è comprovato da numerose indagini svolte dalle Procure della Repubblica e da Commissioni parlamentari d'inchiesta;

 

a parere degli interroganti la situazione relativa alla presenza di navi o siluri con seppellimento di rifiuti radioattivi e/o tossici nel mar Jonio rende la zona incompatibile con qualsiasi attività di ricerca di idrocarburi. L'utilizzo dell'air gun per la ricerca di petrolio e l'emissione di suoni ad altissima frequenza, oltre alla possibile realizzazione di pozzi esplorativi, possono costituire fattore di estremo rischio e di eventuali incidenti;

 

la questione dei potenziali danni dell'air gun è stata anche oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata al Senato (4-06237) dalla senatrice Adriana Poli Bortone, in data 11 novembre 2011, dove si evidenziava: "il suono viaggia nell'acqua circa quattro volte più in fretta che nell'aria (la velocità di propagazione del suono in aria è di 343 metri al secondo, in acqua di circa 1.483 metri al secondo), per cui le onde hanno la potenzialità di diffondersi su raggi molto elevati, anche di 100 chilometri e a ridosso dell'air gun si possono misurare picchi di pressione dell'ordine di 230 dB (a mero paragone, un'esplosione nucleare in mare ha un valore di 300-310 decibel)";

 

nessuno è in grado di confermare, allo stato attuale, le condizioni dei fusti contenenti tali rifiuti il cui seppellimento, illegittimo e abusivo, è tutt'altro che una mera probabilità;

 

nella seduta del 20 gennaio 2010 presso la Camera dei deputati, nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti stava svolgendo sulla vicenda delle cosiddette navi a perdere, veniva audito il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, Nicola Maria Pace. In particolare il procuratore riferiva: «All'epoca ero procuratore di Matera e, appena assunto questo incarico, ho avviato indagini sui centri italiani di riprocessamento del combustibile nucleare, i centri ENEA; direttamente sul centro ITREC di Rotondella e per riflesso, perché le situazioni erano speculari, sul centro Eurex di Saluggia. (...) ora sto ragionando soltanto sulla base dei dati investigativi acquisiti, che mi hanno portato al convincimento ragionevole, basato sugli atti a disposizione di un pubblico ministero, che rendono più che verosimile una certa ipotesi, che le navi esistano, che siano state affondate e per questo sia morto anche De Grazia, che già gli affondamenti siano avvenuti con modalità tali da suscitare fondati sospetti, che gli elementi investigativi addensino questi sospetti e ci inducano a ritenere che fossero carichi di rifiuti, magari non tutti radioattivi perché non si spiegherebbe l'impiego di navi per questa attività di smaltimento in mare, è sufficiente buttare senza caricare navi. Non c'era dunque altro da fare che accedere ai relitti, soprattutto al relitto che maggiormente prospettava questa possibilità». Alle affermazioni del procuratore seguivano le domande del vice presidente De Luca, che presiedeva la seduta della Commissione, il quale chiedeva se non fosse stato individuato il luogo in cui si trovava la Rigel. Alla risposta del procuratore Pace «Sì, noi abbiamo sempre saputo che fosse al largo di Capo Spartivento» il vicepresidente rinviava: «Però non fu trovata», sentendosi ribattere «No! non è stata mai cercata»;

 

le associazioni WWF e Legambiente hanno presentato a Roma, in data 29 settembre 2004, il dossier "Le navi dei veleni", per richiamare l'attenzione delle istituzioni e dei media, in cui si parla dell'«inchiesta ancora aperta dalla Procura di Paola per il caso dello spiaggiamento della motonave Rosso (all'epoca dei fatti di proprietà della compagnia di navigazione Ignazio Messina) in località di Formiciche, nel Comune di Amantea, in provincia di Cosenza»;

 

si legge: «I fatti in questione emergono dall'inchiesta giornalistica "Una nave rosso veleno" del settimanale L'Espresso, a firma del capo redattore inchieste e servizi speciali del settimanale Riccardo Bocca, ma trovano in larga misura un'autorevole conferma in due atti istituzionali: la risposta del 27 luglio scorso del Ministro per i rapporti con il Parlamento, On. Carlo Giovanardi (DRP - Prot. 22003) all'interrogazione sull'argomento presentata dall'On. Ermete Realacci e altri e quella resa dal Sottosegretario di Stato per i Rapporti con il Parlamento, On. Cosimo Ventucci, il 15 luglio scorso alla Camera dei Deputati a fronte dell'interpellanza urgente dell'On. Michele Vianello sulla stessa vicenda»;

 

Legambiente nel suo dossier "Rifiuti radioattivi: il caso Italia" del 19 giugno 1995 ricorda che la vicenda delle "navi dei veleni" è stata al centro del lavoro di diverse Procure (ha visto impegnanti soprattutto il procuratore capo di Matera, Nicola Maria Pace, il procuratore capo di Napoli, Agostino Cordova, il Sostituto procuratore della Pretura di Reggio Calabria, Francesco Neri, nonché la Procura di Catanzaro e quella di Padova);

 

il WWF Italia, Sezione Liguria, e Legambiente Liguria hanno presentato il 15 luglio 1997 nel corso di un'audizione alla Prefettura di Genova della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse il dossier "Rifiuti Connection Liguria", allegando anche la versione in italiano (aggiornata al settembre 1997) del dossier di Greenpeace, in cui si ricorda che la rilevanza del fenomeno delle navi a perdere era ben nota alla Commissione bicamerale sui rifiuti. Infatti, nella relazione conclusiva dell'11 marzo 1996 della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, come riportato nel dossier, proprio in riferimento alle indagini avviate nel 1994 dalla magistratura di Reggio Calabria sulla motonave Rosso, si parla esplicitamente delle navi a perdere, che si ipotizza siano state utilizzate per l'affondamento di rifiuti radioattivi nel mar Mediterraneo e in particolare a largo delle coste ioniche e calabresi;

 

dal dossier WWF e Legambiente "Le navi dei veleni" si riporta: «Agli elementi già raccolti dalle associazioni scriventi vanno ad aggiungersi, oggi, quelli che emergono dalle risposte date in parlamento dal governo alle interrogazioni parlamentari e alle interpellanze presentate, in particolare, dagli onorevoli Ermete Realacci e Michele Vianello e dai senatori Loredana De Petris e Nuccio Iovene. Ecco, in sintesi, i passaggi più salienti della nota trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi: A proposito dello spiaggiamento della motonave Rosso e alle analogie fra questa vicenda ed altre relative allo smaltimento in mare di rifiuti radioattivi o pericolosi nel Mediterraneo, si legge: "Dalle indagini eseguite dalla Capitaneria di porto di Vibo Valentia sulle cause 'spiaggiamento' della nave, o meglio del suo 'non riuscito' affondamento, risulta una similitudine con le modalità che hanno visto come protagonisti gli equipaggi delle motonavi già menzionate"; Sempre con riferimento alla vicenda della Rosso e alle indagini in corso si afferma quanto segue: "Nel corso delle indagini, volte a verificare la fondatezza di un presunto traffico di rifiuti tossici è stato evidenziato un ulteriore scavo nella zona di Serra D'Aiello, comune limitrofo ad Amantea, da parte delle maestranze della nave. Questa notizia ha assunto un particolare interesse poiché era già stato autorizzato l'interramento nella discarica comunale di Grassullo dell'agro Amantea, del carico ufficiale di bordo. Presso la procura di Paola le indagini sono ancora in corso in quanto anche sulla base di riprese videoamatoriali, acquisite dallo stesso ufficio, risulta che al momento dell'incidente la nave 'galleggiava' e, solo in fase successiva, presentava un'apertura sulla fiancata"; Riguardo inoltre al contesto in cui si svolgono i traffici internazionali via mare di rifiuti ed armi e al ruolo di faccendieri quali Giorgio Comerio, il Ministro dichiara: "Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d'armi. (...) Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo"; Rispetto ai collegamenti tra la vicenda della Jolly Rosso, poi motonave Rosso, e i traffici gestiti da Giorgio Comerio, nell'atto in questione si legge quanto segue: "Le indagini avviate dalla magistratura calabrese nel 1994 su alcuni affondamenti sospetti nel Mediterraneo e, in particolare, lungo le coste calabresi e ioniche, hanno evidenziato un ruolo chiave del faccendiere Giorgio Comerio, in contatto con noti trafficanti di armi e coinvolto anche nella fabbricazione di telemine destinate a Paesi come l'Argentina. Da un'attenta analisi di documenti è emerso un imponente progetto per lo smaltimento in mare di rifiuti radioattivi con la scelta di vari sirti che, nel pianeta ed anche nel mar Mediterraneo, avrebbero accolto simili pericolosi rifiuti»;

 

dalla relazione sulla morte del capitano di fregata Natale De Grazia, approvata il 5 febbraio 2013 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, si evidenzia: «Il 30 maggio 1995 il capitano trasmise al magistrato un appunto, riassuntivo degli elementi fino a quel momento acquisiti. Se ne riporta il testo (doc. 681/32): Appunto per il dottor F. Neri del 30.5.95: "A riepilogo dell'attività investigativa svolta, relativamente allo smaltimento di rifiuti tossico nocivi e/o radioattivi in mare, si riferisce che da informazioni confidenziali acquisite dal Coordinamento regionale di Brescia del Corpo forestale dello Stato, si è avuta notizia che era stata affondata al largo di Capo Spartivento una nave carica di materiale nucleare (uranio additivato). Successivamente durante la perquisizione effettuata presso il signor Giorgio Comerio si è acquisita documentazione relativa al progetto O.D.M. che prevedeva l'affondamento di rifiuti radioattivi nel sottofondo marino con penetratori lanciati da navi. Nella documentazione sequestrata, inoltre, vi erano dei progetti relativi a siluri a lenta corsa denominati 'telemine'. Tra gli altri documenti rinvenuti in casa del Comerio vi erano anche degli appunti/progetti preventivi relativi a navi che dovevano essere attrezzate per la realizzazione e il trasporto delle citate telemine, nonché per l'affondamento dei penetratori del progetto O.D.M.; inoltre vi erano alcuni appunti con documentazione tecnica fotografica relativi a navi generalmente vecchie ed in disuso"»;

 

inoltre, la questione della pericolosità delle ricerche e delle estrazioni in mare, oltre allo stato di salute delle acque del mar Jonio e gli indubbi riflessi che determina sulla salute dei cittadini, è oggetto di una proposta di legge, presentata presso la Regione Calabria, per l'istituzione della Commissione speciale d'inchiesta sull'alta incidenza tumorale in alcune aree della Calabria e sui rischi derivanti da trivellazioni petrolifere;

 

con questa proposta di legge si persegue l'obiettivo di portare a conoscenza i dati raccolti in materia, analizzare le possibili cause e responsabilità, sensibilizzare e coinvolgere il popolo calabrese, promuovere azioni legislative e amministrative per la cura e la prevenzione dei rischi, predisporre idonee azioni per la salvaguardia dell'ecosistema regionale;

 

la proposta, che sarà all'esame di merito della I Commissione del Consiglio regionale e, per il parere, della II Commissione, nasce dal fatto che all'interno del territorio regionale si sono registrati, negli ultimi anni, vari e frequenti decessi dovuti a malattie tumorali che in alcune porzioni di territorio hanno fatto registrare indici di valori medi superiori a quelli nazionali;

 

oltre a ciò, nella relazione illustrativa della proposta di legge si evidenzia: "L'alta incidenza tumorale in alcune aree della Calabria è particolarmente elevata sul tirreno cosentino a partire da Paola, a metà strada fra Cetraro (dove è stato trovato il relitto della Cunsky) e Amantea (dove è stata arenata la Jolly Rosso), dove su oltre dodicimila pazienti la percentuale di giovani ammalati di tumore è quattro volte superiore alla media nazionale";

 

pertanto la questione dell'interramento di rifiuti radioattivi e/o tossici non è solo una mera teoria. A parere degli interroganti la loro presenza è del tutto incompatibile con la ricerca di idrocarburi con il sistema dell'air gun,

 

si chiede di sapere:

 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

 

se non ritengano necessario adottare, nell'ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative per l'individuazione esatta dei punti in cui sono affondate le navi dei veleni, per poi proseguire alla bonifica e alla salvaguardia delle acque marine interessate;

 

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi affinché venga interrotta ogni tipo di attività di ricerca di idrocarburi nel mar Jonio, che possa costituire un serio e grave pericolo per la sicurezza dei cittadini e per l'ambiente, sino quando le operazioni di individuazione e bonifica non saranno portate a termine.

 

(4-04292)

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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