INTERROGAZIONE, SERRACCHIANI PD CAMERA, SU INVESTIMENTI CINESI PORTO DI TRIESTE

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01444

presentato da

SERRACCHIANI Debora

testo di

Lunedì 22 ottobre 2018, seduta n. 68

SERRACCHIANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

il 6 febbraio 2018, il vicepremier Luigi Di Maio dichiarava che i precedenti Governi italiani «hanno messo a rischio il made in Italy nel mondo in tutti i settori, dall'artigianato all'agroalimentare, accettando trattati internazionali con Paesi come la Cina, gli Stati Uniti, il Marocco»;

la strategia di espansione della Cina individua nei Paesi ad alto debito le «prede» ideali: nel 2014 la State Grid Corporation of China ha acquistato il 35 per cento di Cassa depositi e prestiti Reti, che, a sua volta, è azionista di riferimento di Snam, Terna e Italgas, suscitando aspre critiche da parte di alcune forze di Governo;

il sottosegretario per lo sviluppo economico Michele Geraci vive in Cina da 10 anni ed è a capo del China Economic Research Program, presso il Global Policy Institute;

profondo estimatore del regime di Pechino, Geraci, in una intervista all'ex portavoce del M5S, Claudio Messora, si lasciava andare ad un vera e propria esaltazione del regime cinese, affermando: «In Cina c'è una minoranza, sparutissima, di persone che non sono contente, che vorrebbero riforme, ma fondamentalmente (...), riforme per fare cosa? Se io qui fossi Primo ministro o ministro dell'Economia, farei le cose che fanno»;

dal mese di agosto 2018, il sottosegretario Geraci, su indicazione del Ministro interrogato, è alla guida della «Task Force Cina», alle dipendenze del Ministero dello sviluppo economico;

il 17 ottobre 2018 a Bruxelles, nel corso di un incontro con i membri italiani del Parlamento europeo, secondo quanto riportato dalla stampa, Geraci avrebbe dichiarato che con Pechino si negozia in un sistema univoco e che ci sarebbero difficoltà a negoziare alla «pari», anche con riferimento alle criticità connesse ai temi del dumping sociale, del diritto del lavoro e dei diritti umani;

Geraci ha inoltre sostenuto che bisogna ripensare le relazioni italiane con la Cina, citando Alitalia e il Porto di Trieste come esempi, tra gli altri, di asset da offrire all'interesse di Pechino;

alla precisa domanda del giornalista Franco Bechis, il 3 settembre 2018, se l'Italia volesse vendere il porto di Trieste, Geraci dichiarava di voler «limitare l'M&A» e «proteggere le industrie italiane da questo tipo di acquisizioni che non sempre portano benefici economici immediati al Paese», in particolare su Trieste ha detto: «non vendiamo il porto, facciamo sì che gli investimenti dei cinesi si sostanzino per esempio nella costruzione di un molo nuovo»;

come già accaduto, c'è da aspettarsi che i cinesi chiedano contropartite all'impiego di ingenti capitali, come nel caso del porto del Pireo, dove il rilancio dello scalo è stato accompagnato da esplicite richieste politiche al Governo greco –:

se le circostanze riportate in premessa trovino conferma;

quali siano le iniziative portate avanti dal sottosegretario Geraci nei confronti del Governo cinese e se condividano le sue valutazioni riguardo alla democrazia e ai diritti umani;

se le iniziative citate in premessa rientrino in una strategia del Governo nell'approccio con la Cina, che sembra improntata, a giudizio dell'interrogante, alla sostanziale acquiescenza agli interessi cinesi;

se, con riferimento al porto di Trieste quale terminale della Via della seta, gli investimenti cinesi si limitino alla costruzione di un nuovo molo e se, più in generale, si registri un interesse cinese ad altri asset strategici italiani;

se, nell'ambito delle trattative in corso con le società statali cinesi, il Governo intenda assicurare, fermi restando i poteri di vigilanza previsti dalla legge, l'autonomia operativa dell'Autorità di sistema del mare Adriatico orientale.

(4-01444)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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