INTERROGAZIONE, VIVIANI LEGA CAMERA, SU INIZIATIVE A TUTELA APICOLTURA

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-02519

presentato da

VIVIANI Lorenzo

testo di

Martedì 16 luglio 2019, seduta n. 209

VIVIANI, LOSS, MAURIZIO CATTOI, BUBISUTTI, BINELLI, COIN, SUTTO, GASTALDI, GOLINELLI, LIUNI, LOLINI e LO MONTE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

le api sono considerate le vere sentinelle dello stato di salute del territorio, e fondamentali per l'agricoltura per il servizio di impollinazione degli alberi da frutto;

l'instabilità meteorologica dell'inizio della primavera, con fenomeni come bombe d'acqua, grandinate e piogge, hanno creato problemi alle api, che sono state costrette a rallentare la loro preziosa opera, con conseguente rischio del crollo della produzione di miele;

le api escono ai primi raggi di sole e tornano indietro non appena inizia a piovere. A causa della pioggia, del vento e degli sbalzi termici le api non sono state in grado di «bottinare», vale a dire di succhiare dai fiori il nettare da portare all'alveare. I fiori bagnati dalle frequenti piogge hanno scaricato il nettare, innescando una situazione critica all'interno dell'alveare;

se le scorte di miele dovessero finire si andrebbe incontro ad una vera e propria emergenza, perché il poco miele che le api riescono a produrre lo utilizzano per nutrirsi, per sopravvivere. Per nutrire le api al fine di evitare che queste utilizzino il miele prodotto, gli apicoltori sono ricorsi all'alimentazione artificiale, con uno sciroppo di acqua e zucchero. Di solito a questa soluzione estrema si ricorre nel periodo autunnale;

secondo i dati aggiornati al 1° marzo 2019, emerge che sono 55.877 gli apicoltori in Italia di cui 36.206 produce per autoconsumo (65 per cento) e 19.671 sono apicoltori con partita iva che producono per il mercato (35 per cento), con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro. Gli apicoltori italiani detengono in totale 1.273.663 alveari e 216.996 sciami;

una crisi di produzione potrebbe produrre come conseguenza una vera e propria invasione di miele «straniero». Rilevanti, infatti, sono le importazioni dall'estero che nel 2018 sono risultate pari a 27.800 tonnellate in aumento del 18 per cento rispetto all'anno precedente. A far concorrenza al miele made in Italy, ad oggi, non c'è solo la Cina, con 2.500 tonnellate, ma anche Paesi dell'Est Europa, come l'Ungheria, con oltre 11.300 tonnellate, a basso costo e che non rispetta i nostri standard qualitativi –:

quali iniziative intenda mettere in campo al fine di salvaguardare l'apicoltura nazionale e la produzione di miele made in Italy, in quanto preziosa risorsa per l'agricoltura italiana.

(5-02519)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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