LAVORO NERO, CENSIS-CONFCOOPERATIVE: IL RECORD A QUOTA 3,3 MLN LAVORATORI E’ TRA LE MURA DOMESTICHE (CONTRO 100MILA DELLE FALSE COOPERATIVE

Più lavoro nero, così il sommerso ha fatto cassa con la crisi: oltre 3,3 milioni i lavoratori vessati in tutti i settori produttivi del Paese. Maglia nera a Calabria, Campania e Sicilia»

Più lavoro nero. È così che in Italia l’economia sommersa ha sfruttato la crisi cambiando gli equilibri delle sue variabili principali stringendo la sua morsa sulla parte più esposta e meno difesa: i lavoratori che a causa della difficoltà hanno accettato un lavoro a ogni costo. Nel periodo 2012-2015 (ultimi dati disponibili), mentre l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, l’occupazione irregolare è aumentata del 6,3%, portando cosi a oltre 3,3 milioni i lavoratori che vivono in questo cono d’ombra non monitorato.

«Attraverso questo focus – dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – denunciamo ancora una volta e diciamo basta a chi ottiene vantaggio competitivo attraverso il taglio irregolare del costo del lavoro che vuol dire diritti negati e lavoratori sfruttati. Se le false cooperative sfruttano oltre 100.000 lavoratori, qui fotografiamo un’area grigia molto più ampia che interessa le tantissime false imprese di tutti settori produttivi che offrono lavoro irregolare e sommerso a oltre 3,3 milioni di persone».

La crisi ha prodotto un abbassamento della soglia di continuità, permanenza e stabilità del reddito e del lavoro che per molti si è tradotto in una rincorsa affannosa a “un lavoro a ogni costo”, all’accettazione di condizioni lavorative peggiorative e, nello stesso tempo, alla diffusione di comportamenti opportunistici che hanno alimentato l’area dell’irregolarità nei rapporti di lavoro, l’evasione fiscale e contributiva, il riemergere di fenomeni di sfruttamento del lavoro.

La metà dei disoccupati della crisi risucchiati nell’illegalità Nel periodo 2012-2015 mentre nell’economia regolare venivano cancellati 462 mila posti di lavoro (260mila riconducibili a lavoro svolto alle dipendenze e 202mila nell’ambito del lavoro indipendente), la schiera di chi era occupato illegalmente cresceva di 200 mila unità, arrivando a superare quota 3,3milioni. All’espansione del lavoro non normato ha contribuito in maniera prevalente l’occupazione dipendente (+7,4%), mentre sul fronte dell’occupazione regolare è la componente indipendente che, in termini relativi, ha subito un maggiore ridimensionamento (-3,7%).

Lavoro domestico, alle famiglie il record del nero, tra le mura domestiche irregolari 6 su 10. La graduatoria delle attività a più ampio utilizzo di lavoro sommerso vede ai primi posti quelle legate all’impiego di personale domestico da parte delle famiglie, secondo un tasso di irregolarità – dato dal rapporto fra occupati irregolari e il totale degli occupati - che sfiora ormai il 60% (quasi quattro punti in più nel 2015 rispetto al 2012, tab. 2). «Va fatta una distinzione tra i livelli di irregolarità di una badante e quella di un lavoratore sfruttato nei campi o nei cantieri o nel facchinaggio. Il primo – aggiunge Maurizio Gardini – seppur in un contesto di irregolarità, fotografa le difficoltà delle famiglie nell’assistere un anziano, un disabile o un minore. Le famiglie evadono per necessità. Negli altri casi si tratta di sfruttamento dei lavoratori che nasce solo per moltiplicare i profitti e mettere fuori gioco le tantissime imprese che competono correttamente sul mercato».

 

pos. Attività economica 2012 2015 Diff. ass. 2012-2015
1 Attività delle famiglie come datori di lavoro per personale domestico 54,6 58,3 3,7
2 Agricoltura, silvicoltura e pesca 21,9 23,4 1,5
3 Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, e altre attività di servizi 22,1 22,7 0,5
4 Servizi di alloggio e di ristorazione 16,3 17,7 1,4
5 Costruzioni 14,7 16,1 1,4
6 Trasporti e magazzinaggio 10,3 10,6 0,3
7 Commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli 9,2 10,3 1,1
8 Industrie tessili, confezione di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e simili 9,0 9,0 0,1
9 Attività immobiliari, attività professionali, scientifiche e tecniche, attività amministrative e di servizi di supporto 8,5 9,0 0,5
10 Industria estrattiva 8,6 8,9 0,3
11 0,6
  0,9

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat

A seguire, ma con tassi più che dimezzati, è nell’ambito delle attività agricole e del terziario che permane uno stock di occupati non regolari: nel primo caso il tasso è del 23,4%, mentre nel secondo caso – e nello specifico delle attività artistiche, di intrattenimento e di altri servizi – risulta di poco inferiore (22,7%). Piuttosto elevata la quota di irregolari nel settore alloggi e ristorazione, con il 17,7%, e nelle costruzioni (16,1%).

Più contenuti rispetto alla media riferita al totale delle attività economiche (13,5%), ma in ogni caso in crescita nel 2015 rispetto al 2012, i valori relativi a trasporti e magazzinaggio (10,6%), al commercio (10,3%).

Calabria, Campania, Puglia e Sicilia le regioni “sommerse”

Sul piano territoriale, e riguardo all’incidenza del lavoro irregolare sul valore aggiunto regionale, Calabria e Campania registrano le percentuali più alte (rispettivamente il 9,9% e l’8,8%), seguite da Sicilia (8,1%), Puglia (7,6%), Sardegna e Molise (entrambe con il 7,0%).

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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