MAFIA AGRICOLA, RAZZANTE: OPERA NELLA MEDIAZIONE INFLUENDO SUL PREZZO ANCHE PER IL 50%. LO DIMOSTRA IL LATTE. VIDEO INTERVISTA

"La protesta degli allevatori sardi è una protesta anche contro la mafia". Lo dichiara ad AGRICOLAE il Professor Ranieri Razzante, docente di legislazione antiriciclaggio ed antimafia.

Professor Razzante, come mai tanto interesse delle mafie per il comparto agricolo e alimentare? Cosa c'entra la Val d'Orcia con la criminalità organizzata, riferendoci all'ultima operazione della GdF di Siena?

 

Le mafie non si sono mai allontanate dalla terra, almeno per due motivi. Innanzitutto perchè i possedimenti terrieri ed immobiliari servono a riaffermare il controllo del territorio e l'espansione del potere. In secondo luogo, la terra produce un indotto assai vasta e, per questo, più redditizio di quanto si pensi.

Quali sono le principali attività, tra le tante di cui siamo leggendo in questi giorni, che portano reddito alla criminalità?

 

Devo precisare innanzitutto che il reddito più importante deriva dal facile riciclaggio di denaro di provenienza illecita in investimenti regolari. Comprare un terreno o creare imprese nel settore agro-alimentare non costituisce reato, bensì - alla luce soprattutto degli sbocchi di mercato a livello internazionale - una modalità di introduzione in nuovi mercati per riciclare ulteriore ricchezza e trarne un doppio guadagno. Per questo si acquistano terreni, si creano imprese che, come nel'indagine in Val d'Orcia, ottengono contributi pubblici, si esportano le produzioni, si intermedia nella catena alimentare ed altro ancora.

Secondo lei è lecito pensare ad infiltrazioni anche nel settore lattiero e caseario?

 

Lo dimostrano i fatti ma, mi si permetta, anche una facile considerazione economica. L'imposizione di prezzi bassi, contro i quali i pastori sardi hanno giustamente protestato, è l'effetto indiretto di un mercato controllato non secondo le regole ordinarie. L'effetto "spiazzamento" che le imprese mafiose causano al mercato, nel formarsi della sana concorrenza, incide per almeno il 50 % sulla formazione dei prezzi all'ingrosso e al dettaglio. Con le mafie, chi non si adatta è espulso dai settori produttivi infiltrati.

C'è una relazione tra caporalato e sfruttamento dell'immigrazione?

 

Su questo vorrei essere molto netto. Le mafie hanno nostrane hanno stretto alleanze con tre principali consorelle oltreconfine: quella balcanica, quella nigeriana e quella dei trafficanti di esseri umani libici. L'immigrazione clandestina produce, oltre al resto, sfruttamento di manodopera a basso e, nei casi peggiori, l'utilizzo di soggetti disperati a fini criminosi. La limitazione degli sbarchi, adottata da questo Governo, è indubbiamente una misura di contenimento del fenomeno, ma credo che bisognerebbe intervenire con azioni concordate di "filtraggio" a monte dei migranti, in modo da poter dare ingresso e lavoro a chi veramente ne risulti meritevole.

Un ultima domanda. In questo settore dell'agro-alimentare, quale pensa possa essere lo strumento investigativo maggiormente adatto al contrasto? 

 

Le ultime operazioni hanno visto un ruolo determinante delle indagini finanziarie, la cui efficacia è insostituibile. L'esame delle movimentazioni contabili e bancarie delle imprese oggetto di attenzione, unite a quelle degli imprenditori coinvolti, fanno emergere - soprattutto nel settore dei fondi comunitari e delle agevolazioni statali - i capitali illecitamente investiti e i redditi attraverso di essi prodotti. Il conseguenziale sequestro e confische faranno poi il resto.

Alessandro Di Bona

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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