MOZIONE MATARRESE, SCELTA CIVICA CAMERA, SU ACCORDO GLOBALE PER RIDUZIONE IMPIANTI INQUINANTI

Atto Camera Mozione 1-00954 presentato da MATARRESE Salvatore, SCELTA CIVICA, martedì 21 luglio 2015, seduta n. 466 che impegna il Governo a sostenere l'attuazione di un accordo globale che favorisca, a partire dal 2020, la riduzione delle emissioni di fattori inquinanti che incidono sull'alterazione delle condizioni climatiche con l'obiettivo di arrivare al contenimento dell'aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi rispetto ai precedenti valori;

  La Camera,
   premesso che:
    il fenomeno dei cambiamenti climatici rappresenta una criticità rilevante a livello mondiale: le temperature aumentano rispetto alle medie stagionali degli anni precedenti, i regimi delle precipitazioni atmosferiche si modificano, il conseguente scioglimento dei ghiacciai determina l'innalzamento del livello medio globale del mare. La comunità scientifica internazionale prevede che tali cambiamenti continueranno nei prossimi decenni e che gli eventi climatici estremi all'origine di pericoli quali alluvioni e siccità diventeranno sempre più frequenti e intensi;
    l'impatto e i fattori di vulnerabilità per la natura, per l'economia e per la salute variano a seconda delle regioni, dei territori e dei settori economici e le previsioni delineate anche per l'Europa dalle ricerche scientifiche sono decisamente critiche e preoccupanti;
    è altamente probabile che la maggior parte del riscaldamento verificatosi a partire dalla metà del XX secolo sia dovuto all'osservato aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra a causa delle emissioni provenienti dalle attività umane. La temperatura globale è aumentata di circa 0,8 gradi negli ultimi 150 anni e si prevede un ulteriore incremento;
    un aumento superiore ai 2 gradi rispetto alle temperature preindustriali accresce il rischio di cambiamenti climatici pericolosi per i sistemi umani e naturali globali. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ha stabilito l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale al di sotto dei 2 gradi;
    le emissioni globali di gas a effetto serra devono stabilizzarsi nel decennio attuale e ridursi del 50 per cento, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2050. Prendendo in considerazione gli sforzi necessari da parte dei Paesi in via di sviluppo, l'Unione europea sostiene l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell'80-90 per cento entro il 2050 (rispetto a quelli del 1990);
    i cambiamenti climatici rappresentano un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche e costituiscono una delle principali sfide attuali per l'umanità. L'ampiezza della problematica dei cambiamenti climatici necessita, quindi, di una visione globale che ricerchi soluzioni integrate, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali;
    gli impatti più significativi si verificheranno, probabilmente, nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo e sui Paesi più poveri che, quindi, dovranno essere oggetto da parte dei Paesi più sviluppati e della comunità internazionale di politiche di consumo di energia rinnovabile con apporto di tecnologie e risorse per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile. Le regioni e i Paesi più poveri hanno, infatti, meno possibilità di adottare nuovi modelli di riduzione dell'impatto ambientale perché non hanno la preparazione e le risorse per sviluppare i processi necessari e non possono coprirne i costi, pur patendo le problematiche ambientali di inquinamento globale prodotte dallo sviluppo di altri Paesi più avanzati dal punto di vista economico ed industriale. Questo stato di fatto obbliga ad elaborare un progetto comune basato su un consenso mondiale per trovare forme efficaci di risoluzione della gravi difficoltà ambientali e sociali che incidono sulle azioni necessarie per ridurre le emissioni;
    i gas ad effetto serra sono emessi sia da processi naturali sia da attività umane. Le attività umane rilasciano una grande quantità di altri gas a effetto serra nell'atmosfera, aumentando le concentrazioni atmosferiche di tali gas, potenziando così l'effetto serra e surriscaldando il clima;
    la causa principale dell'effetto serra accelerato (dovuto alle attività umane) è l'anidride carbonica, responsabile per oltre il 60 per cento. I ricercatori europei hanno scoperto di recente che le attuali concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera sono le più elevate degli ultimi 650.000 anni;
    nei Paesi industrializzati, l'anidride carbonica costituisce oltre l'80 per cento delle emissioni di gas ad effetto serra. Dal XIX secolo le concentrazioni sono aumentate del 30 per cento circa in conseguenza della combustione di enormi quantità di combustibili fossili per la produzione di energia principalmente nei Paesi industrializzati. Attualmente, si sta immettendo ogni anno nell'atmosfera oltre 25 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Le principali fonti di gas a effetto serra generati dall'uomo sono: la combustione di carburanti fossili (carbone, petrolio e gas) nella produzione di energia, nel trasporto, nell'industria e nel riscaldamento e condizionamento di edifici ed abitazioni (anidride carbonica); l'agricoltura (metano) e le modifiche della destinazione dei suoli come la deforestazione (anidride carbonica); la messa a discarica dei rifiuti (metano); l'utilizzo dei gas fluorurati di origine industriale;
    il settore agricolo è tra i principali produttori di gas serra e, al contempo, è forse il settore socio-economico che subirà le più gravi conseguenze dai cambiamenti del clima globale; l'agricoltura di tipo intensivo e basata su un forte apporto della chimica è una delle cause principali dei cambiamenti climatici, direttamente responsabile di circa il 14 per cento delle emissioni di gas serra a livello globale. Inoltre, è indirettamente responsabile di un ulteriore 30 per cento di emissioni, attraverso la conversione delle foreste in terre coltivabili, la produzione di fertilizzanti e il trasporto e la trasformazione degli alimenti;
    è possibile analizzare il fenomeno dei cambiamenti climatici in un duplice aspetto: quello ambientale e quello economico;
    dal punto di vista ambientale, c’è da evidenziare, intanto, che i maggiori aumenti della temperatura a livello europeo si registrano nell'Europa meridionale e nella regione artica; le maggiori diminuzioni delle precipitazioni si registrano nell'Europa meridionale con aumenti nel Nord e nel Nord-Ovest. Gli aumenti previsti in termini di intensità e frequenza delle ondate di calore, delle inondazioni, della diffusione di alcune malattie infettive e pollini incidono negativamente sulla salute umana;
    i cambiamenti climatici costituiscono un'ulteriore pressione sugli ecosistemi, portando a spostamenti verso Nord di molteplici specie vegetali e animali. Si registra un impatto negativo sull'agricoltura, sul settore forestale, sulla produzione energetica, sul turismo e sulle infrastrutture in generale;
    tra le regioni europee particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici vi è l'Europa meridionale e il bacino mediterraneo (a causa di aumenti delle ondate di calore e della siccità), le aree montuose (a causa dell'aumento dello scioglimento della neve e del ghiaccio), le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali (a causa degli aumenti del livello del mare e delle crescenti piogge intense, alluvioni e tempeste), l'estremo nord Europa e l'Artico (a causa delle temperature in aumento e dei ghiacciai in scioglimento);
    secondo quanto si evince dal documento di «Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici», i potenziali impatti derivanti dai cambiamenti climatici e le principali vulnerabilità per l'Italia tracciano uno scenario catastrofico;
    è altamente probabile, infatti, il possibile peggioramento delle condizioni già esistenti di forte pressione sulle risorse idriche, con conseguente riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole; sono possibili le alterazioni del regime idrogeologico che potrebbero aumentare il rischio di fenomeni di dissesto idrogeologico in zone come la valle del fiume Po e le aree alpine ed appenniniche; sono probabili il degrado del suolo e il rischio più elevato di erosione e desertificazione con una parte significativa del sud del Paese; sono previsti maggiori incendi boschivi e aumento di siccità nella zona alpina e le regioni insulari (Sicilia e Sardegna) che mostrano le maggiori criticità; è alto anche il rischio di perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali;
    sono possibili, inoltre, ripercussioni sulla salute umana, specialmente per i gruppi più vulnerabili della popolazione, per via di un possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo, di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico;
    in Italia nel 2104 si è constatato un aumento di temperatura pari a circa due gradi rispetto alla media tra gli anni 1880-1909 e, secondo il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici, si prevede un surriscaldamento globale fino a quattro gradi entro fine secolo in assenza di adeguate iniziative di contrasto a questo fenomeno. L'Italia non ha raggiunto gli obiettivi di riduzione di emissioni stabiliti dal protocollo di Kyoto (6,5 per cento di riduzione nel periodo 2008-2012 rispetto al 1990), anche se comunque ha registrato delle riduzioni nelle emissioni favorite anche dal contesto di crisi economica e dei consumi;
    dal punto di vista economico, gli unici due studi che tentano un'analisi complessiva degli impatti sul prodotto interno lordo italiano dei cambiamenti climatici sono «Carraro (2009)» e «McCallum et al. (2013)» anche se i numeri evidenziati vanno considerati come stime altamente per difetto dei danni potenziali. L'approccio valutativo utilizzato, infatti, considera solo marginalmente gli eventi estremi e non cattura né gli eventi catastrofici né le dimensioni più sociali degli impatti;
    le ricerche «Carraro (2009)» si riferiscono agli studi condotti nell'ambito della conferenza nazionale sul clima del 2007. La ricerca, che si basa sulla modellistica CGE, dimostra che anche in uno scenario di minimo aumento della temperatura, circa 0,93 gradi rispetto al 2001, la perdita indotta dai cambiamenti climatici potrebbe essere compresa tra lo 0,12 per cento e lo 0,16 per cento del prodotto interno lordo nel 2050 (usando ad esempio il prodotto interno lordo dell'Italia nel 2009 come riferimento ciò ammonterebbe a circa 2.5 miliardi di euro di mancata produzione di beni e servizi). La perdita economica potrebbe arrivare fino allo 0,2 per cento del prodotto interno lordo se la variazione di temperatura fosse di +1,2 gradi. Gli impatti aumentano in modo esponenziale nella seconda metà del secolo, con una riduzione del prodotto interno lordo nel 2100 sei volte più grande che nel 2050, nonostante si ipotizzi un aumento lineare della temperatura;
    sembrerebbe che le perdite economiche più rilevanti derivanti dagli impatti climatici si materializzino nel settore turistico (17 e 52 miliardi di euro di perdita diretta nel 2050 per scenari climatici rispettivamente di +2 gradi e +4 gradi rispetto al 2000); danni diretti elevati vengono evidenziati inoltre nel settore agricolo, (fino a 13 e 30 miliardi di euro nel solo 2050 per un aumento di temperatura rispettivamente di 2 gradi e 4 gradi rispetto al 2000) seguiti, ma a distanza, da quelli relativi ai fenomeni di dissesto idrogeologico (circa 550 milioni di euro annui nel 2050 associati per la precisione a fenomeni alluvionali derivanti dalla sola forzante climatica per uno scenario di aumento di circa 1 grado rispetto al 2000);
    nel corso del vertice della Terra del 1992 tenutosi a Rio de Janeiro è stato stabilito che «gli esseri umani sono al centro delle preoccupazioni relative allo sviluppo sostenibile» e che «la protezione dell'ambiente è parte integrante del processo di sviluppo e non può considerarsi in maniera isolata». Inoltre, riprendendo alcuni concetti della dichiarazione di Stoccolma del 1972, il vertice ha sancito «la cooperazione internazionale per la cura dell'ecosistema di tutta la Terra, l'obbligo di chi inquina di farsene carico economicamente, il dovere di valutare l'impatto ambientale di ogni opera e progetto. Ha proposto l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra in atmosfera per invertire la tendenza al riscaldamento globale». Nel 2000 le Nazioni Unite hanno promosso gli Obiettivi di sviluppo del millennio i cui relativi impegni scadranno nel 2015 per dare vita ad una nuova fase di Obiettivi di sviluppo sostenibile, come stabilito nel documento approvato dai Capi di Stato e di Governo nella Conferenza di Rio del 2012 per i quali è già in essere la fase negoziale;
    sono numerose le iniziative dell'Unione europea volte all'adattamento e alla drastica mitigazione del fenomeno e tante quelle che ovviamente mirano al taglio delle emissioni di gas a effetto serra;
    con la ratifica del protocollo di Kyoto si invitano 15 Stati membri dell'Unione a ridurre nel periodo dal 2008 al 2012 le proprie emissioni collettive in una misura inferiore all'8 per cento rispetto alle emissioni registrate nel 1990; il miglioramento continuo dell'efficienza energetica di un'ampia serie di attrezzature ed elettrodomestici; l'obbligo di un maggiore utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, quali quelle eoliche, solari, idriche e la biomassa, e di carburanti rinnovabili nel settore dei trasporti, quali i biocarburanti; il sostegno allo sviluppo delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio per intrappolare e immagazzinare l'anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche e da altri grandi impianti; l'intervento tramite il sistema europeo di scambio dei titoli di emissione di gas serra (EU-ETS), lo strumento chiave dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dall'industria;
    il pacchetto dell'Unione europea su clima ed energia del 2009 costituisce una legislazione vincolante per l'attuazione degli obiettivi 20-20-20 entro il 2020: una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea almeno del 20 per cento al di sotto dei livelli del 1990, il 20 per cento del consumo energetico dell'Unione europea dalle risorse rinnovabili e una riduzione del 20 per cento del consumo di energia primaria rispetto ai livelli previsti;
    successivamente, l'Unione europea, durante il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, ha approvato ad ottobre 2014 il pacchetto clima energia al 2030 che prevede impegni vincolanti a livello europeo e nazionale con una riduzione entro il 2030 del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 27 per cento della produzione di energia da fonti rinnovabili e un aumento dell'efficienza energetica seguendo la nuova direttiva europea;
    molti Paesi europei hanno adottato programmi nazionali finalizzati alla riduzione delle emissioni. Anche l'Italia ha previsto una serie di importanti provvedimenti per uniformarsi alle strategie europee volte alla mitigazione del fenomeno dei cambiamenti climatici;
    nella seduta del 30 ottobre 2014 la Conferenza Unificata ha infatti approvato la «Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici». Il documento, redatto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare delinea la strategia di azioni finalizzate alla riduzione dell'impatto dei cambiamenti climatici verso l'ambiente ed il sistema socio-economico nazionale. Il piano è elaborato nell'ambito della Strategia europea di adattamento al cambiamento climatico (SEACC, adottata a livello europeo il 16 aprile 20013) e rappresenta il più importante testo di «visione nazionale» su come affrontare l'impatto dei mutamenti del clima per proteggere la salute e il benessere della popolazione, preservare il patrimonio naturale, migliorare la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici;
    allo scenario critico fin qui delineato, però, si oppongono le note positive delineate dalle analisi dell'Agenzia europea dell'ambiente e le proiezioni effettuate dagli Stati membri secondo le quali l'Unione europea sarà probabilmente in grado di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 21 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, superando l'obbiettivo postosi pari al 20 per cento. Con il 14 per cento del consumo finale di energia generata da fonti rinnovabili nel 2012, l'Unione europea si trova avanti anche rispetto al percorso pianificato per raggiungere il 20 per cento di energia rinnovabile entro il 2020. Analogamente, il consumo di energia dell'Unione europea sta subendo un calo più rapido di quanto non sarebbe necessario per raggiungere l'obbiettivo di efficienza energetica entro il 2020;
    si terrà a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015 la XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), nell'ambito della quale l'obiettivo comune sarà quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni, che porti al contenimento dell'aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale che entrerà in vigore dal 2020, così come stabilito dal vertice di Durban, nel 2011 (COP 17) che ha avviato la piattaforma di Durban, all'interno della quale ogni singolo Paese sta comunicando i propri obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra,

impegna il Governo:

   a sostenere l'attuazione di un accordo globale che favorisca, a partire dal 2020, la riduzione delle emissioni di fattori inquinanti che incidono sull'alterazione delle condizioni climatiche con l'obiettivo di arrivare al contenimento dell'aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi rispetto ai precedenti valori;
   ad adottare in via definitiva la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici finalizzata al raggiungimento degli obiettivi fissati al 2030 ed al 2050 dall'Unione Europea e a definire un piano nazionale di attuazione della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che ne recepisca immediatamente le indicazioni definendo le priorità di intervento, le tempistiche e gli impegni di spesa;
   a favorire nell'ambito della cooperazione internazionale per i Paesi poveri e/o in via di sviluppo la produzione di energia in forme meno inquinanti, tramite accordi di sussidio per il trasferimento tecnologico e l'assistenza tecnica;
   a promuovere politiche di sviluppo di energie rinnovabili ed alternative e di attività produttive sostenibili, anche con trasferimenti di tecnologie idonee e di risorse, in Paesi in via di sviluppo che promuovano piani di riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera;
   a promuovere azioni di regolamentazione e controllo per garantire che i crediti di emissione siano effettivamente uno strumento efficace di riduzione globale dei gas inquinanti, impedendo speculazioni nella compravendita degli stessi che portino a favorire maggiori consumi energetici e quindi maggiori emissioni da parte di alcuni Paesi;
   ad istituire un servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND) con il compito di monitorare il cambiamento in atto nei vari ambiti nazionali (atmosfera, mare, ecosistemi) a supporto delle azioni e delle politiche condotte e messe in atto dalle istituzioni nazionali, regionali e locali;
   a promuovere il risparmio energetico nelle amministrazioni locali con l'impiego di energie alternative e pulite e l'utilizzo efficiente delle risorse naturali negli edifici pubblici e nell'illuminazione pubblica, soprattutto nell'ambito delle smart city;
   a promuovere la ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato finalizzato alla riduzione delle emissioni in atmosfera ed al minino fabbisogno di energia e di risorse naturali, favorendo l'impiego di materiali sostenibili, naturali, seminaturali a basso impatto ambientale nel loro ciclo produttivo;
   a promuovere investimenti per sostenere la mobilità sostenibile, il trasporto pubblico, l'uso di biocombustibili di seconda e terza generazione, in modo da conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione nel settore dei trasporti;
   a promuovere politiche locali finalizzate alla riduzione di emissioni, tramite lo sviluppo del trasporto urbano a basso inquinamento, l'utilizzo di energie alternative e di una economia dei rifiuti e del riciclo;
   a promuovere iniziative volte a favorire e potenziare l'inserimento dell'educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado affinché gli studenti possano comprendere e maturare a fondo la complessità delle relazioni tra natura e attività umane e tra risorse ereditate da risparmiare e da trasmettere alle generazioni future e affinché si possano formare generazioni con stili di vita e comportamenti corretti verso l'ambiente e che siano in grado di mantenere un equilibrio costante nella propria vita nella gestione degli aspetti ambientali, sociali, culturali ed economici;
   a promuovere ogni utile iniziativa al fine di poter ridurre le emissioni di gas serra in agricoltura, favorendo la diffusione di un'agricoltura sostenibile che possa mitigare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici attraverso l'utilizzo delle tecnologie più avanzate utili ad adattare le pratiche agricole ai cambiamenti e agli eventi climatici estremi, migliorando le condizioni del suolo e delle acque, conservando la diversità biologica e utilizzando nuovi metodi produttivi più efficienti e meno inquinanti, capaci di proteggere il suolo dal sovrasfruttamento e di aumentare la capacità di stoccaggio di anidride carbonica dei terreni agricoli;
   a favorire, tramite iniziative normative specifiche che prevedano anche idonei incentivi, la riconversione e l'innovazione delle modalità e dei processi produttivi nei settori industriali con i maggiori tassi di emissione di gas in atmosfera per consentire la massima efficienza energetica, il minor utilizzo di materie prime e la riduzione delle stesse emissioni.
(1-00954) «Matarrese, Mazziotti Di Celso, Dambruoso, Vargiu, D'Agostino».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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