NICODEMO OLIVERIO, ECCO PERCHE’ “IL CUORE E LA TERRA” SI RIASSUME IN “AGRICOLTURA”IL CAPOGRUPPO DEL PD IN COMAGRI: FARE DELL'AGRICOLTURA UN IMPRESA MODERNA RISPETTOSA DELLE TRADIZIONI

imageUna candida intervista con Nicodemo Oliverio, capogruppo del Partito democratico in commissione Agricoltura che si occupa da sempre del settore, sul suo nuovo libro, scritto a quattro mani con Franco Laratta, Ismea: "Il cuore della terra".

Se dovesse sintetizzare in poche righe il senso del libro, da dovepartirebbe?

Da un concetto molto semplice: l’agricoltura è e deve tornare ad essere un fattore di sviluppo chiave per l’Italia, un volano irrinunciabile di coesione e integrazione economica. Il libro, che nasce da un viaggio nel pianeta agricoltura e nelle tante straordinarie eccellenze dell’agroalimentare italiano, propone nella prima parte una analisi dei più recenti indicatori economici. Dati e tabelle che assegnano al mondo agricolo il primato in termini di performance economiche in tempi di crisi. La seconda e la terza parte si concentrano invece sui “modelli”, vale a dire sulle caratteristiche che deve avere il settore e l’impresa agricola per valorizzare le loro potenzialità inespresse e quelle dei territori che occupano.
Il libro è focalizzato in particolare sul Sud e sulla Calabria. Non per ragioni di campanilismo, ma perché siamo convinti che solo mettendo in moto il tessuto produttivo del Mezzogiorno si possa dare l’impulso decisivo alla ripresa nazionale. Nulla come l’agricoltura è in grado di rispondere al bisogno di riscatto dei nostri territori coniugando questa esigenza con le sfide globali che attendono l'Italia e l'Europa. In gioco c’è qualcosa di più del pure indispensabile bisogno di crescita. Il cibo ha assunto la stessa importanza del petrolio: chi ne controlla le dinamiche produttive, chi possiede la terra, chi ha accesso alla tecnologia controlla un bene strategico in chiave geopolitica, al pari degli idrocarburi e delle risorse minerarie.

Un libro che parla di terra e di cuore. Ma soprattutto di passione. Come nasce il titolo?
Nasce dalla considerazione che il lavoro e l’impresa rurali sono un determinante settore produttivo, ma non solo. Sono anche un solido presidio di umanità. L’agricoltura unisce concetti propri della teoria economica, vive di innovazione, efficienza, competizione. Ma salda questi elementi alla cultura e all’etica di una comunità, recependo le sue tradizioni, le sue specificità, le sue eccellenze. Da questo punto di vista la terra “ è”il cuore, nel senso che preserva quei valori e quell’immenso patrimonio di saperi e di socialità che è il tesoro più grande del nostro paese. Lo difende e lo mette a reddito, ponendolo al centro di un modello di sviluppo nuovo, partecipato e solidale. Parliamo di diversificazione del reddito, di multifunzionalità, di valore sociale dell’agricoltura. Perché il mondo agricolo è, sì, un comparto che macina 35 miliardi di export l’anno, ma è anche identità culturale, legame con il territorio, valorizzazione di tipicità che, senza di esso, andrebbero ineluttabilmente perduti.

E come nasce l'idea di un librosull'agricoltura in un momento in cui l'agroalimentare costituisce un richiamo fondamentale per l'export made in italy?

E' una sintesi felicissima di tutto quello che senti leggendo il libro, raccontando tante piccole e grandi storie fatte di amore per la terra, di voglia di lottare e di cambiare una società che ha cancellato i valori e che oggi sente forte il bisogno di trovare la strade che porta al futuro.

Diciamo che nasce dal bisogno di mettere in campo un'operazione verità. Forse la cosa sorprenderà qualcuno, mal’agricoltura è una delle più importanti leve di sviluppo di cui disponga il paese. Nel libro mettiamo in fila i numeri. Disegnamo un progetto coerente di ripresa non del settore, ma dal settore. Il settore primario vive uno strano paradosso nel nostro paese. È uno deiprincipali settori economici, tra i più forti del mondo. Basti pensare che nel 2013, in piena crisi, il valore aggiunto dell’agricoltura italiana è cresciuto del 4,7 per cento, mentre il Pil italiano cadeva di quasi due puntipercentuali. Eppure, fino a qualche tempo fa non ne parlava nessuno. Abbiamo cercato di dare il nostro contributo per colmare questo vuoto. E abbiamo tentato di farlo nella maniera più leggera possibile. Mossi dalla convinzione che un approccio divulgativo sia il più efficace per promuovere la causa.

imageL'agroalimentare dal campo alla tavola,rappresenta il 17 per cento del pil. Ma sembra che in passato non sempre la politica se ne sia accorta. Si sta facendo abbastanza oggi nei Palazzi e fuori?

Dalla terra dipende il futuro dell'uomo, così come per secoli è stata la terra a garantire la vita e il progresso degli uomini.
Sicuramente in passato ci sono state troppe inerzie nelle politiche di governo, ma questo Esecutivo ha finalmente cambiato rotta. Anche di fronte all’occasione dell’Expo si sono visti provvedimenti all’altezza, sia sul versante nazionale che sul fronte europeo. Importanti misure sono arrivate nel campo della semplificazione e della “messa a sistema” della articolata macchina burocratica nazionale. Ora bisogna spingere sull’acceleratore. La parola chiave deve essere multifunzionalità. Specialmente nelle zone depresse e nelle aree interne sottoutilizzate, il paradigma produttivo va integrato con pratiche che ricadono in diverse categorie: la valorizzazione del capitale naturale, dei sistemi agro- alimentari, di filiere corte e del rilancio delle energie rinnovabili sono tutte voci che compongono questa partita. Occorre poi ampliare il ruolo dell’agricoltura e dell’impresa agricola, riconoscendo al settore una funzione sociale strategica nel quadro di un nuovo modello di sviluppo sussidiario

Quali sono i temi prioritari cheandrebbero affrontati oggi più che mai?

Nel libro illustriamo alcune proposte che partono dal governo nazionale e arrivano in Europa. L’asse politicoRoma-Bruxelles deve essere rafforzato, anche in vista della necessità di rimodulare un aggiornato patto sociale tra tutti gli attori sociali eistituzionali coinvolti nel settore. Tutti devono essere chiamati a dare un contributo per il rinnovamento. Regioni e istituzioni nazionali, ma anche rappresentanze sociali e, naturalmente, il mondo della politica. Dobbiamo consolidare un modello produttivo incentrato sull’eccellenza. Occorrono sempre più stringenti norme su etichettatura e tracciabilità che garantiscano prodotti di eccellenza, e dunque lavoratori ben aggiornati e preparati. Dobbiamo difendere le nostre eccellenze e valorizzarle nel mercato nazionale ed internazionale. Così come dobbiamo procedere con meno timidezza ad una operazione di semplificazione e disburocratizzazione delle procedure che uccidono le nostre imprese, favorendo l'innovazione del settore.
Dobbiamo aprire una battaglia senza quartiere contro agromafie e caporalato, piaghe non solo per chi le subisce in prima persona, ma anche per le realtà produttive che operano nella legalità. Va, più in generale, impostata con urgenza una politica di sviluppo e integrazione capace di guadagnare allo sviluppo aree geografiche e fasce sociali sofferenti, le cui enormi potenzialità possono avviare il paese su livelli di crescita sostenuti e duraturi.
In sostanza, noi dobbiamo fare dell'agricoltura un'impresa moderna, rispettosa delle tradizioni e della cultura, ma capace di attrarre le nuove generazioni, quei nostri figli che oggi vogliono dedicarsi all'agricoltura per le sue potenzialità e per quello che può offrire in termini di crescita e di sviluppo.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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