OCM VINO, DECRETO PUBBLICATO. RESTANO INCOGNITE RILIEVI UE

A seguito delle pressioni degli ultimi giorni e nonostante i rilievi dei servizi della Commissione Europea il ministro Martina ha rotto gli indugi e firmato il DM n. 60710 recante le modalità attuative della misura promozione sui mercati dei paesi terzi dell'OCM vino, pubblicato ieri in serata - dopo la notizia relativa alla mancata pubblicazione del decreto e dei conseguenti ritardi - sul sito del Ministero delle Politiche Agricole.
Si tratta di un passo indubbiamente importante atteso da tutti gli operatori del settore con la speranza che a breve possano seguire gli avvisi relativi alle modalità di partecipazione che dovranno seguire gli operatori per accedere ai finanziamenti comunitari.
Restano tuttavia tutte le incognite di un testo normativo recante disposizioni non  coerenti con le norme e le linee guida comunitarie.
A questo punto si tratta di attendere l'emanazione degli avvisi che secondo gli orientamenti degli uffici ministeriali dovrebbero '' sanare '' tutte le criticità segnalate dai servizi della Commissione Europea e la speranza di tutti gli operatori del settore è che finalmente si possa dare corso alle procedure di accesso agli importanti finanziamenti comunitari.
In ogni caso il tempo stringe e restano i ritardi accumulati che probabilmente non consentiranno un avvio della spesa comunitaria prima del primo gennaio 2018.
Restano tuttavia pendenti ed attesi i pronunciamenti nel merito del TAR del Lazio che impatteranno sulla disponibilità o meno di una quota di 14,366 milioni di euro del plafond nazionale da assegnare per l'annualità 2018 attraverso un eventuale avviso nazionale.
Qui di seguito Agricolae riporta il decreto:
Per saperne di più:

OCM VINO, MISTERO SU MANCATA PUBBLICAZIONE DECRETO CDM DEL 28 LUGLIO. AL LAVORO SU RILIEVI UE, MA PROGRAMMAZIONE 2018 TARDA SEMPRE PIU

Il periodo feriale sta probabilmente ritardando, oltre ogni previsione, l’emanazione delle attese sentenze da parte del TAR del Lazio che dovrà pronunciarsi nel merito dei ricorsi presentati dalle 13 organizzazioni proponenti escluse dalle graduatorie 2017 (e 2018…) dello scorso 14 ottobre emanate dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Un’attesa che si ripercuote su tutte le tempistiche collegate all’emanazione dei bandi da parte del Ministero di Martina (sempreché il TAR, respingendo i ricorsi presentati, gli consenta di gestire un plafond di finanziamenti comunitari per il 2018) e delle regioni vinicole italiane.

Ma il problema dei bandi sta ancora più a monte, visto che dal 28 luglio scorso allorquando il Consiglio dei Ministri approvava il decreto ministeriale sulle modalità attuative dell'OCM Vino 2017/2018 (con tanto di comunicato stampa di Martina che ne dava l’annuncio https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11532 ) si sono perse le tracce dell’importante ed atteso provvedimento.

A riguardo, non è azzardata l’ipotesi che circola tra gli uffici di via XX Settembre che parla di un “aborto del provvedimento” prima ancora di vedere la luce, motivato dai gravi rilievi formulati dai Servizi della Commissione Europea sull’operato degli uffici ministeriali in materia di applicazione delle norme comunitarie, come anticipato da AGRICOLAE, notificati al ministro Martina proprio nelle stesse ore in cui si decideva di portare il provvedimento all’esame del Consiglio dei Ministri.

Rilievi “gravi” che il Ministero, nonostante le richieste di chiarimenti a riguardo formulati dalle Regioni, per ora non ha reso pubblici (nell’interesse quindi di tutte le amministrazioni coinvolte) e che a quanto si è potuto appurare inciderebbero sia sullo status del soggetti proponenti (per es. per i servizi comunitari le reti d’imprese, a differenza delle ATI, non sarebbero soggetti beneficiari ammissibili) come anche  sulle motivazioni di esclusione dei soggetti collettivi (dove per esempio per i servizi della Commissione UE sarebbe inaccettabile l’esclusione di un intero soggetto collettivo in presenza di una ipotetica posizione non conforme di un singolo… ovvero proprio le situazioni che hanno generato i 13 ricorsi al TAR …) ed infine sull’esito delle varianti del programma che le amministrazioni dovrebbero sempre argomentare e motivare in caso di diniego (dove per esempio non è assolutamente accettabile la formula del “silenzio diniego” decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della variante da parte del soggetto richiedente.

Ma la situazione più grave sembrerebbe essere collegata al mancato recepimento, all’interno del disposto normativo, di quanto previsto dall’art. 3 del Regolamento Delegato (UE) 2016/1149 della Commissione del 15 aprile 2016 che identifica chiaramente i “soggetti beneficiari” quali:  “I beneficiari del sostegno di cui all'articolo 45 del regolamento (UE) n. 1308/2013 sono le organizzazioni professionali, le organizzazioni di produttori di vino, le associazioni di organizzazioni di produttori di vino, le associazioni temporanee o permanenti di due o più produttori, le organizzazioni interprofessionali o, qualora uno Stato membro lo decida, gli organismi di diritto pubblico ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 9, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio”. Le imprese private possono beneficiare della misura di cui all'articolo 45, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) n. 1308/2013.”.

Un disposto della norma comunitaria che sembra essere stato finora ignorato dagli uffici di Martina che al contrario si riferiscono sempre e solo ai “soggetti proponenti” che rischiano di alimentare, peraltro, pericolose situazioni di confusione laddove si introducono, per esercizio finanziario, tetti di erogazione di finanziamenti comunitari per “soggetti proponenti” e non per “soggetti beneficiari” con una interpretazione della norma in base alla quale, per esempio, una “micro impresa”, partecipante ad un ATI con presenza di una “grande impresa”, proponente un ipotetico programma promozionale che assorba il tetto di finanziamento introdotto, sarebbe “accreditata”, in un ipotetico sistema di controllo dei contributi erogati, quale percettore di un contributo comunitario uguale a quello della “grande impresa” .

Insomma i rilievi dei servizi della Commissione Europea, raffrontati ai contenuti del testo normativo predisposto dagli uffici di Martina che  avrebbe dovuto “risolvere tutte le criticità del passato” (come scritto nella relazione tecnica di accompagnamento al testo del provvedimento a firma del Capo di Gabinetto di Martina - Ferdinando Ferrara), alimentano i dubbi di tutti coloro che nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri, laddove non opportunamente modificato, vedono il rischio di alimentari maggiori e ben più gravi dei 13 ricorsi pendenti al TAR del Lazio, rafforzando, in tal senso, le tesi e critiche dell’assessore  all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, unica voce critica sull’operato, in materia, degli uffici ministeriali della Lombardia e fuori dal coro della Conferenza Stato-Regioni.

Ed al di là dello sconcerto sempre più grande tra gli operatori del settore c’è chi è pronto a scommettere che a breve verrà elaborato un nuovo testo normativo che recepisca i gravi rilievi dei Servizi della Commissione Europea per essere nuovamente portato all’attenzione della prima riunione utile della conferenza Stato-Regioni. Con l’augurio che il testo, contrariamente dai precedenti, venga urgentemente discusso e concertato con le Regioni e le Organizzazioni professionali della filiera vinicola.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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