OCM VINO, MIPAAF AL LAVORO PER ADEMPIERE A RILIEVI UE AGGIUNGENDO MODIFICHE NELL’AVVISO DI GARA. DECRETO RESTA QUELLO ANTICIPATO IL 30 GIUGNO

Da quanto apprende AGRICOLAE da fonti Mipaaf gli uffici del ministero – dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto Ocm vino - sono al lavoro per correre ai ripari e aggiungere le richieste fatte dalla Commissione europea nell’informativa inviata nei giorni scorsi. I quattro punti critici verranno sciolti nella scrittura dell’avviso di gara che sarà pronto a giorni. Questo al fine di bypassare i gravi rilievi della commissione. Mentre il decreto Mipaaf passato in Consiglio dei ministri rimane esattamente quello anticipato da AGRICOLAE il 30 giugno tranne un "visto la deliberazione motivata del 28 luglio con la quale il Consiglio dei ministri ha autorizzato l'adozione del presente atto". Resta dunque da vedere come un decreto dirigenziale possa derogare a un decreto firmato dal ministro recependo in seconda battuta quanto chiesto dalla Commissione Europea che andrebbe di norma recepito da un decreto o da una legge di rango primario. In ogni caso il decreto dovrà passare al vaglio della Corte dei Conti.

OCM VINO, MIPAAF PORTA DECRETO IN CDM AL 90ESIMO MINUTO. NONOSTANTE INFORMATIVA UE CHE NE METTE IN DUBBIO IL CONTENUTO. E FILIERA SCRIVE ANCORA A GENTILONI

Il ministero delle Politiche agricole avrebbe cambiato idea e ha portato il decreto Ocm vino in Consiglio dei ministri. Questo nonostante l'informativa europea che sembra mettere in dubbio alcuni punti del testo stesso.

La nota di Bruxelles - da quanto apprende AGRICOLAE -  sarebbe già pervenuta agli uffici di via Venti Settembre generando il caos. Tanto che - sempre da quanto si apprende - si penserebbe ora di far tornare ancora una volta il decreto (non approvato per via del 'no' della Lombardia) in Conferenza Stato Regioni per poter sciogliere i nodi segnalati da Bruxelles.

Da quanto si apprende infatti, sarebbe pervenuta nei giorni scorsi, a tutti gli stati membri dell'Unione una informativa relativa l'applicazione dei nuovi regolamenti comuntari che disciplinanno tutto l'Ocm vino (regolamento Ue 1149 e 1150/2016 entrati in vigore il primo luglio 2016) i cui contenuti sembrano mettere in discussione ancora una volta lo schema di impianto del decreto ministeriale mai varato dalla Conferenza Stato regioni che il ministro Martina vorrebbe portare in Consiglio dei ministri da qui al 7 agosto.

In tutto questo rimane in sospeso la spada di Damocle dei ricorsi al Tar. Basta anche un solo ricorso accolto per mandare in tilt tutto quanto fatto finora dal ministero delle Politiche agricole. E a quel punto chi dovrà rispondere avrà un nome e un cognome. Caos totale, il tempo corre e mentre gli altri paesi comperitor promuovono il loro Made In all'estero, le imprese italiane del vino rimandono ferme al palo. Il palo di via Venti Settembre. E la filiera vino decide di scrivere direttamente al premier Gentiloni (la seconda, la prima è partita dieci giorni fa).

VINO, MIPAAF: APPROVATO IN CDM DECRETO ATTUATIVO OCM PROMOZIONE NEI PAESI TERZI

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sulle modalità attuative dell’OCM Vino.
L’approvazione è avvenuta con deliberazione motivata per la mancata intesa raggiunta in Conferenza Stato Regioni, dove la sola Lombardia aveva votato contro.
Il decreto, che riguarda l’assegnazione dei fondi comunitari per la promozione del vino nei Paesi terzi per il 2017/2018, riguarda un budget complessivo di risorse gestite a livello nazionale e regionale di circa 102 milioni di euro.
“Diamo così un quadro normativo più chiaro ai produttori che vogliono investire nella promozione sui mercati extraeuropei - ha commentato il ministro Maurizio Martina-. È uno strumento importante per rilanciare le esportazioni dei nostri vini, in un contesto che vede una concorrenza sempre più agguerrita. Dobbiamo riuscire a comunicare sempre meglio il patrimonio di varietà e qualità che rende uniche e distintive le nostre esperienze vitivinicole”.

COSA PREVEDE IL DECRETO

LE AZIONI
Sono ammissibili le seguenti azioni di comunicazione e promozione da attuare in uno o più Paesi terzi:
- azioni in materia di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità;
- partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale;
- campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell'Unione;
- studi per valutare i risultati delle azioni di informazione e promozione.

La promozione potrà riguardare:
- vini a denominazione di origine protetta;
- vini ad indicazione geografica protetta;
- vini spumanti di qualità;
- vini spumanti di qualità aromatici;
- vini con l’indicazione della varietà.

ENTITÀ DEL SOSTEGNO
L'importo del sostegno a valere sui fondi europei è pari al massimo al 50% delle spese sostenute per svolgere le azioni promozionali. Questo sostegno europeo può essere integrato con fondi nazionali o regionali.

Come aveva anticipato AGRICOLAE:

OCM VINO, ECCO DECRETO PER CONFERENZA REGIONI: TUTTE LE NOVITA E LE NUOVE INCONGRUITA CON QUANTO PREVISTO DA UE. PUNTO PER PUNTO

Ecco l’ennesima nuova versione del travagliato DM in materia di promozione vino sui Paesi terzi messo a punto dagli uffici di Maurizio Martina e trasmesso alle Regioni dal capo di gabinetto Ferdinando Ferrara vero pilota (con il co pilota Alessandro Apolito – capo della segreteria tecnica di Martina) di tutta la vicenda riguardante l’emanazione del nuovo provvedimento normativo che dovrà essere vagliato dalla Conferenza stato regioni del 6 luglio prossimo che lo ha inserito nel proprio ordine del giorno dei lavori.

Dall’esame del testo, la prima novità è la conferma delle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, riguardanti la reintroduzione (con ennesimo clamoroso dietro front degli uffici di Martina) del finanziamento dei programmi multi regionali, con una quota del plafond nazionale passata da 4 a 3 milioni di euro rispetto al precedente decreto 32072/2016.

All’atto pratico, considerato che detto plafond rappresenta il 25% del cofinanziamento a carico del Ministero, con analogo finanziamento a carico delle regioni interessate, ciò vuol dire che a disposizione degli operatori interessati si potranno finanziare, attraverso l’attivazione di questa opzione, finanziamenti dei progetti presentati in tale contesto, fino ad un massimo di 12 milioni di euro d’investimenti (3 a carico del Mipaaf + 3 a carico delle Regioni ed i restanti 6 milioni a carico delle organizzazioni proponenti e dichiarate beneficiarie).

Purtroppo, nonostante gli sforzi degli uffici di Martina finalizzati a mettere fine ad un confronto molto aspro dei giorni scorsi con le Regioni (e sempreché le stesse approvino ad unanimità lo schema di decreto sottoposto), sembrano molti i punti del documento che ancora presentano talune omissioni e/o incoerenze con le norme comunitarie.

Punti che a più riprese sia le Regioni come anche le OO.PP. della filiera avevano già segnalato agli incaricati di Martina che solo parzialmente si sono limitati ad accogliere le osservazioni e le richieste di chiarimento formulate.

A riguardo, a detta degli operatori, permangono le seguenti situazioni che necessiterebbero di opportune modifiche del testo:

All’art. 2 nella definizione dei beneficiari si omette di considerare quanto previsto dalle norme comunitarie (e dalle linee guida) che identifica come beneficiario il produttore di vino (ancorché partecipante all’interno di soggetti plurisoggetto (quali le RTI, i consorzi e le reti d’impresa);

Sempre all’art. 2 nella definizione di regolamento sono stati dimenticati i regolamenti UE n. 1149/2016 e 1150/2016 applicativi del reg. UE n. 1308/2013 (che si riferisce “genericamente” all’OCM dell’U.E.) e che operano in materia “specifica” di OCM vino; altra grave omissione è il mancato richiamo, in detta definizione, alle linee guida comunitarie che ha quanto consta sono state adottate dai servizi della commissione UE lo scorso 16 dicembre con il documento “EUROPEAN COMMISSION DIRECTORATE-GENERAL FOR AGRICULTURE AND RURAL DEVELOPMENT - Version 8 of 16/12/2016 - Working Paper Guidelines for the implementation of certain provisions of Commission Delegated Regulation (EU) 2016/1149 and Implementing Regulation (EU) 2016/1150 of 15 April 2016 on the National Support Programmes in the Wine Sector”;

All’art. 3 sembrano essere erroneamente inseriti i commi 3 e 4 che in base a quanto previsto dal Regolamento UE n. 1149/2016 devono invece essere collocati tra i “requisiti di ammissibilità” (vedi art. 7 della bozza del DM);

All’art. 5 non c’è una chiara demarcazione tra i programmi nazionali e multi regionali, in termini di Regioni rappresentative all’interno dei programmi oggetto di proposizione; la filiera, su questo punto, aveva sempre chiesto di ampliare la rappresentatività dei nazionali rispetto alle sole 3 Regioni previste, proprio per dare valenza e caratterizzazione ad un programma nazionale, rispetto ad un multiregionale e/o regionale; in una situazione che ove non modificata, rispetto alle 3 Regioni previste, rischia non solo di “svilire” la valenza di un programma a livello nazionale ma anche di aprire l’accesso a detto plafond ad una massiccia pletora di soggetti proponenti, in un contesto del dimensionamento del plafond nazionale (27,5 milioni di euro la nuova dotazione) che rischia di lasciare fuori, sistematicamente, proprio i soggetti, potenziali proponenti, maggiormente strutturati (per dimensioni ed organizzazione) per affrontare la competizione internazionale. In una situazione che rischia di denotare mancanza di visione e soprattutto strategia di penetrazione dei mercati internazionali;

All’art. 8, paragrafo 1 le cause di esclusione si riferiscono erroneamente ai “soggetti proponenti”, laddove ci si deve riferire ai “soggetti beneficiari” in una formulazione della norma profondamente errata che ove non modificata e resa coerente con la norma comunitaria non solo prevede semplicisticamente l’esclusione dell’intero soggetto plurisoggettivo in presenza di “presunte sovrapposizioni” di singoli soggetti partecipanti senza avere a mente quanto prescrive la norma comunitaria nella definizione dei beneficiari (vedi la definizione di cui all’art. 2 da modificare) ma in particolare rischia di aprire nuovi fronti di contenzioso amministrativo da parte di soggetti collettivi esclusi per una possibile inadempienza anche di una sola azienda con grave pregiudizio a carico del raggruppamento proponente; in una fattispecie, questa, che peraltro potrebbe essere disapplicata dalle prossime sentenze del TAR del Lazio che interverranno proprio su questo punto specifico della norma; il tutto laddove basterebbero gli stessi accorgimenti tecnico/giuridici attivati dalle Regioni lo scorso anno che non solo hanno consentito il rispetto della norma comunitaria (sarebbero sufficienti le dichiarazioni sostitutive rilasciate dai partecipanti al raggruppamento con condizioni dichiarate dai beneficiari da verificare in fase di controllo delle spese rendicontate come utilizzate nel rispetto della medesima norma da tutte le Regioni (a differenza di Martina che ha preferito difendersi al TAR del Lazio …) i cui programmi avevano evidenziato “presunte sovrapposizioni”; da quanto si apprende si tratta di un passaggio molto importante perché è quello che ha manifestato le maggiori criticità del passato e che lascia non solo irrisolto il problema ma rischia di alimentare ulteriori ricorsi amministrativi;

All’art. 11 si parla di una graduatoria definitiva subordinata all’esito delle verifiche pre contrattuali da parte di AGEA

All’art. 13 tra i compiti di AGEA si prevede che la stessa avvalendosi di AGECONTROL svolga le verifiche precontrattuali entro 60 gg. dalla data di pubblicazione delle graduatorie (quindi provvisorie ???); ma questo è stato proprio uno dei punti che ha determinato tutti i contenziosi amministrativi che lo scorso anno hanno prodotto i ben noti 13 ricorsi al TAR del Lazio;

All’art. 14, il paragrafo 4 non solo è in palese contrasto con le norme del codice civile che disciplinano l’organizzazione dei soggetti plurisoggettivi ma appare veramente vessatorio in quanto trattasi di fattispecie non contemplata ne dalle norme comunitarie come anche dalle linee guida;

All’art. 17, paragrafo 1 ci si “dimentica” di derogare all’entrata in vigore del nuovo decreto in presenza di programmi pluriennali, quali quelli presentati entro il 30 giugno 2016, ovvero prima dell’entrata in vigore dei nuovi Regolamenti UE n. 1149 e 1150/2016 (entrati in vigore a partire dal 15 luglio 2016 ma non applicabili ai programmi presentati prima dell’entrata in vigore degli stessi).

Ma l’aspetto che inquieta gli operatori del settore sono ormai i ritardi accumulati nell’elaborazione di un disposto normativo che pure gli uffici di Martina avrebbero dovuto attivare per tempo, vista la pubblicazione in data 15 aprile 2016 dei nuovi Regolamenti comunitari (1149 e 1150/2016) e che al contrario è stato attivato solo lo scorso 5 giugno nel momento in cui, senza alcun confronto sia con le Regioni come anche con la filiera produttiva, si è emanata una prima versione, modificata per ben tre volte nel corso del corrente mese (anche con clamorosi dietrofront, quale quello del sistema delle convenzioni prima previsto e poi smentito nella versione del 16 giugno) con testi portati all’ordine del giorno della CSR e puntualmente rinviati a successivi esami in quanto non condivisi nei contenuti.

Fatto questo mai avvenuto nel passato (considerato che in 9 anni sono stati prodotti ben due DM applicativi della misura di sostegno comunitario) che sembra rivelare mancanza di coordinamento degli uffici Mipaaf con tutte le realtà produttive e regionali che andavano fattivamente coinvolte nell’elaborazione di un testo condiviso; cosa non accaduta e lamentata per mesi da tutti gli operatori del settore.

Ma ora il punto di dubbio degli addetti ai lavori è capire se e quando verranno emanati gli avvisi (ministeriale e regionali) visto;

che nessuno degli operatori interessati ha mai visto la bozza di un documento (avviso) da parte del Ministero che pure andrebbe condiviso con tutti i soggetti della filiera;

che se per arrivare all’emanazione di un testo normativo ci sono voluti ben 14 mesi (peraltro con tutte le spiacevoli situazioni e contraddittorietà con le Regioni e le OO.PP.), quanto tempo occorrerà per vedere i nuovi avvisi ?;

che laddove pure fosse pronto l’avviso nazionale (dal quale discenderanno gli avvisi regionali) quale tempo tecnico occorrerà alle Regioni per emanare i propri bandi attraverso passaggi obbligati con delibere di giunta e pubblicazione degli avvisi sui bollettini ufficiali regionali ?

con agosto ormai alle porte (mese in cui storicamente si paralizza l’attività amministrativa italiana) quando gli operatori italiani interessati potranno presentare le proprie proposte ?;

circolano le prime ipotesi che vorrebbero, laddove si accelerassero i termini di cui ai punti precedenti, le tempistiche di presentazione dei programmi fissati per la fine di agosto p.v. (un termine che terrorizza gli operatori alle prese da una parte con i periodi di chiusura feriale ma dall’altra e soprattutto pesantemente coinvolti nelle operazioni vendemmiali);

Insomma permane preoccupazione soprattutto perché per le procedure previste nella bozza di decreto non si fa nulla per velocizzare le tempistiche, ad esempio, delle verifiche precontrattuali che potrebbero essere massivamente attivate da AGEA all’atto della presentazione dei programmi (guadagnando in tal modo almeno un mese …) senza attendere che dette verifiche si attivino all’atto dell’emanazione delle graduatorie provvisorie, posto che non è difficile immaginare che per quanto esposto le prime Regioni potranno emanare le proprie graduatorie non prima della metà di ottobre.
Se a questo termine sommiamo i 60 giorni a disposizione di AGEA e le tempistiche alla stessa occorrenti per formalizzare i contratti di assegnazione delle risorse con i beneficiari dichiarati ammissibili allora non è difficile immaginare che l’avvio dei nuovi programmi non potrà che partire, nella migliore delle ipotesi, a fare data dall’1.1.2018.
Un ritardo allarmante rispetto agli operatori francesi e spagnoli, principali competitors dei nostri operatori nazionali, le cui amministrazioni pubbliche già da marzo scorso hanno valutato ed approvato i progetti a loro presentati e che quindi (gli operatori…) non solo conoscono il plafond loro assegnato ma hanno avuto tutto il tempo per pianificare tutte le attività previste sui mercati internazionali disponendo di un vantaggio competitivo purtroppo precluso agli operatori italiani.
In una situazione in cui incombe anche la spada di Damocle dei ricorsi al Tar tra gli operatori, da quanto apprende AGRICOLAE, c’è chi vuole fare chiarezza in termini di individuazione di responsabilità in una vicenda che dura ormai da un anno e che ancora non ha visto la fine.
Qui di seguito AGRICOLAE riporta in PDF il testo del decreto Ocm vino pronto da sottoporre alla Conferenza Stato Regioni:
DECRETO OCM VINO CONFERENZA STATO REGIONI

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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