OCM VINO, REGIONI CHIEDONO MODIFICA DECRETO. E MIPAAFT COINVOLGE ORGANIZZAZIONI FILIERA CONVOCANDO RIUNIONE IL 30 APRILE

Si riapre la partita Ocm vino promozione. Nonostante il decreto Centinaio sia stato presentato al Vinitaly nei tempi giusti per far partire i programmi di promozione del vino italiano nel mondo, ora viene riaperto per eventuali modifiche, tra le quali figura anche un differimento dei termini di avvio della spesa progettuale dal 16 ottobre 2019 al primo gennaio 2020.

Da quanto apprende AGRICOLAE infatti, martedì 16 aprile il ministero delle Politiche agricole, alimentari e del Turismo ha convocato le regioni con lo scopo di mettere a punto il decreto direttoriale con il quale far partire tutta la procedura e i conseguenti bandi regionali nei tempi previsti, entro il 31 maggio. Ma a sorpresa alcune regioni hanno chiesto la modifica di taluni punti relativi ai requisiti necessari per accedere alla promozione.

Come per esempio l'impossibilità da parte degli operatori di poter presentare più di un programma nazionale nella stessa annualità a differenza di quanto previsto per le regioni che nei propri bandi potranno prevedere la possibilità di ricevere più programmi da parte dello stesso proponente purché riferiti a paesi ed aree geografiche diverse. O l'ipotesi di eliminare dal testo del decreto l'obbligo degli operatori di lasciare la prevista garanzia di buona esecuzione contrattuale.

Il ministero, dal canto suo, ha chiamato in causa le organizzazioni di filiera convocando una riunione per il 30 aprile che coinvolge anche gli operatori, che - come più volte precisato dallo stesso ministro Centinaio - sono coloro che realmente impiegano risorse e lavoro.

Una partita quindi che sembrava chiusa e pronta allo start ma che potrebbe riaprire nuovi margini di manovra con nuove richieste e modificare parzialmente - più o meno - il testo redatto poco prima del Vinitaly.

Infatti, se alcune regioni del Nord avevano già dato l'ok condizionato in Conferenza Stato-Regioni scontentando alcuni grandi dell'industria del vino, ora potrebbero essere proprio questi ultimi a prendere la palla al balzo e chiedere un altra mano di carte.

Tornando, per forza di cose, in Conferenza Stato-Regioni per un nuovo placet.

Qui di seguito era già stato scritto:

OCM VINO, DOPO OK (CONDIZIONATO) DELLE REGIONI ECCO COSA CAMBIA PER CHI PORTA IL VINO ALL’ESTERO. IL DECRETO MARTINA E IL DECRETO CENTINAIO A CONFRONTO

Dopo il via libera della Conferenza Stato – Regioni il Mipaaft ha predisposto il testo del decreto che recepisce le osservazioni/condizioni (vincolanti) imposte dalle Regioni ( che AGRICOLAE pubblica qui di seguito PUNTI_ODG_ALLEGATI_SR_2637_04-NUOVO-TESTO_20-03-2019 ) che manda in pensione il decreto Martina. L’emanazione resta subordinata al visto di legittimità che dovrà dare la Corte dei Conti che sovrintende sul passo finale di ogni atto normativo ministeriale.

Uno 'sgambetto', quello da parte delle regioni, che cambia le carte scritte dagli uffici Mipaaft a scapito dell'industria che potrebbe essere depotenziata degli investimenti promozionali a causa di alcune 'conditio sine qua non' poste dalle regioni in fase di approvazione in Conferenza Stato Regioni. 'Raccomandazioni' che - da quanto risulta dalla documentazione di cui AGRICOLAE è in possesso - coincidono con quelle poste dalla Coldiretti in fase di stesura del testo. Ma non inserite nella prima bozza redatta dal ministero.

Un rischio sul potenziale di esportazione che si andrebbe ad inserire nello scenario disegnato dal direttore generale Ismea Raffaele Borriello nel corso del convegno dell'Alleanza delle cooperative sull'export di vino: "siamo ritornati in termini di quantità indietro di dieci anni. Siamo sotto di 20 milioni di ettolitri. Abbiamo perso il 10% in Germania, il 6,4% in Svizzera, il 19 % in Francia. Senza contare i paesi emergenti".

Tre i punti inseriti in corner a via Parigi che emergono nel testo che AGRICOLAE pubblica di seguito TESTO DECRETO OCM VINO1861_CSR 28 03 2019.

Il primo riguarda il vincolo partecipativo per i players nazionali che non potranno partecipare a più di un programma nazionale.

Condizione in contrasto con la normativa comunitaria che prevede che gli operatori possano essere presenti su più programmi a condizione che la loro partecipazione sia prevista per Paesi/aree geografiche diverse ma che crea una palese “disparità di trattamento” con gli operatori regionali posto che l’art. 5, comma 3 prevede “Le Regioni, nei propri avvisi, per i progetti di cui alla lett. b), possono prevedere la partecipazione o presentazione a più progetti, da parte di un soggetto proponente, purché non siano rivolti ai medesimi Paesi terzi o mercati dei Paesi terzi.”

Altro punto inserito al 90esimo riguarda i criteri di priorità, che sostanzialmente sono gli stessi del “decreto Martina”, riconfermati “in toto”.  Due di questi criteri - coincidenti con le richieste Coldiretti hanno portato a un testo diverso da quello che auspicavano gli uffici di Via Settembre, in particolare per quanto concerne:

  • il criterio di premialità per i programmi partecipati da micro e piccole imprese (non previsto dalla nuova normativa comunitaria e escluso nella prima versione del Ministero) e oggi ripristinato a forza dalle Regioni. Criterio che negli scorsi anni ha determinato un grosso problema per i più importanti operatori nazionali che per scongiurare il rischio di rimanere esclusi dai finanziamenti (con tutte le conseguenze che da ciò si determinano in termini di competitività sui mercati internazionali) hanno “dovuto” far nascere dei raggruppamenti non sempre omogenei in termini di investimenti promozionali correlati agli obiettivi progettuali prefissati e con notevoli difficoltà, da parte delle micro imprese partecipanti, di rispettare l’impegno assunto all’atto della presentazione del programma. Situazione questa che per evitare di incorrere nella ben più grave sanzione dell’esclusione per due anni dai finanziamenti, a carico di tutti i partecipanti a programmi proposti da un soggetto collettivo, nel caso in cui a consuntivo non si raggiunga la soglia minima di spesa ammessa nella misura dell’80% del contributo ammesso (anch’essa unica nel panorama europeo) ha obbligato le imprese più serie a farsi carico delle numerose inadempienze manifestate dalle micro imprese partecipanti (è da ritenere che questa situazione non sia peraltro sfuggita ai legislatori europei visto che con l’avvento dei nuovi Regolamenti UE (1149 e 1150/2016) è sparita dalle priorità che la prevedevano nella precedente regolamentazione;
  • il ripristinato criterio di premialità per i programmi  proposti da aziende che producono e commercializzano prevalentemente vini provenienti da uve di diretta produzione o di propri associati a vantaggio di coloro che operano su un sistema “chiuso” senza alcun vantaggio per la filiera produttiva (rappresentato da coloro che dimostrano di aver acquistato materie prime sul mercato, come ad esempio avviene per l’accesso ai finanziamenti previsti dal PSR piuttosto che dai contratti di filiera e/o distretto, dove ai proponenti/beneficiari viene chiesto di dimostrare, attraverso la produzione di contratti, l’acquisto di materia prima dalla produzione).

Infine i problemi sulle varianti di programma che si riducono ad una sola opportunità con il rischio di penalizzazione per gli operatori italiani rispetto agli operatori francesi e spagnoli che continuano a godere delle due opportunità e di provvedimenti motivati di esclusione delle varianti richieste (per le quali continua a vigere la formula del “silenzio diniego” in contrasto con la Legge 241/90 che obbliga le amministrazioni pubbliche a motivare i propri provvedimenti).

Vengono inoltre modificati:

  • i criteri di rappresentatività partecipativa ai diversi programmi nazionali (le regioni richieste passano da 3 a 5);
  • La soglia minima di spesa per Paese  che “Per i progetti a valere sui fondi quota nazionale, nell’ambito dell’esercizio finanziario comunitario di pertinenza, il contributo minimo ammissibile non può essere inferiore a 250.000,00 euro per Paese terzo o mercato del Paese terzo ed a 500.000,00 euro qualora il progetto sia destinato ad un solo Paese terzo”. Tuttavia, “Le Regioni, nei propri avvisi, possono fissare un contributo minimo ammissibile diverso da quello fissati per i progetti a valere sui fondi quota nazionale”.

Ora la questione si sposta tutta sul decreto direttoriale che gli uffici di Francesco Saverio Abate dovranno predisporre ed emanare entro il prossimo 31 maggio. Decreto che dovrà sciogliere gli ultimi dubbi per definire il rispetto degli obblighi statuiti dalle norme comunitarie in materia di:

  • Condizioni di accesso ai finanziamenti (i rumors parlano di archiviazione delle classi di ammissibilità e introduzione di parametri di facile riscontro quali ad esempio gli indici di bilancio);
  • Garanzie di capacità organizzativa (in termini di disponibilità del prodotto) e finanziaria (per fare fronte all’impegno di cofinanziamento della spesa ammessa) da parte dei soggetti proponenti;
  • Declinazione dei richiamati “criteri di priorità”

Il battesimo del fuoco del nuovo provvedimento sarà l’atteso confronto del ministro Centinaio con i presidenti delle OO.PP. della filiera vitivinicola previsto al prossimo Vinitaly per domenica 7 aprile ore 14,30.

Agricolae pubblica qui di seguito in PDF il decreto ministeriale e la tabella di comparazione tra il decreto Martina e il decreto Centinaio.

TESTO DECRETO OCM VINO1861_CSR 28 03 2019

SCHEDA DI COMPARAZIONE TRA DECRETO MARTINA E DECRETO CENTINAIO

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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