POMODORO DA INDUSTRIA, CONFAGRICOLTURA E.ROMAGNA: CENTRARE PROGRAMMAZIONE 2020

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Centrare la programmazione 2020 del Pomodoro da
Industria nel Nord-Italia. Obiettivo: 30-35mila ettari di superficie
coltivata e resa minima di 720 quintali a ettaro, per garantire una congrua
remunerazione ai produttori. Bisogna evitare di sottoscrivere un
quantitativo di pomodoro contrattato superiore a quello che può essere di
fatto trasformato dalle industrie del Nord, come è successo nella campagna
del 2019. Prioritaria è anche la ridefinizione della tabella qualitativa». È
l’appello di Giovanni Lambertini, presidente della sezione Pomodoro da
industria di Confagricoltura Emilia Romagna, in relazione al documento
condiviso con Cia e presentato stamattina al Tavolo Agricolo regionale che
riunisce Organizzazioni di produttori e Industrie di Trasformazione. 

Si fa così sempre più serrata la trattativa per la definizione del
contratto quadro d’area Nord-Italia per la campagna del pomodoro da
industria.  «La trattativa deve chiudersi entro gennaio – commenta il
presidente Lambertini – altrimenti le necessità organizzative mineranno,
come spesso è successo in passato, gli accordi. Se la filiera ha a cuore se
stessa è necessario che con responsabilità tutte le parti riconoscano le
priorità delineate nella posizione che Confagricoltura e Cia hanno già
condiviso, in primis la ridefinizione della tabella qualitativa che deve
prevedere criteri oggettivi. Lo chiediamo da anni – rimarca il presidente
della sezione regionale – non possiamo più consentire che questo elemento
divenga uno strumento, in fase di campagna, per tarare il prezzo in funzione
della disponibilità del prodotto. Pretendiamo che il grado brix indicato a
base 100 sia di 4,8° Bx, che corrisponde al dato medio calcolato su base
storica e torniamo a chiedere che ci sia anche la possibilità che un ente
certificatore terzo effettui controlli».

Quindi: chiarezza sugli ettari da destinare alla produzione ed estrema
trasparenza sui quantitativi contrattati da parte delle Organizzazioni di
Produttori, con un ruolo potenziato dell’Organizzazione interprofessionale
in termini di controllo attraverso la verifica della congruità e la
conformità dei contratti, prevedendo anche la possibilità di applicare di un
regime sanzionatorio: questo un altro elemento che le due associazioni
ritengono inderogabile. 

«Il potenziale produttivo va adeguatamente gestito – continua Lambertini –
centrare la programmazione è fondamentale per arrivare a definire il
quantitativo di pomodoro che sia in grado di garantire, a tutta la filiera,
e in particolare alla parte agricola oggi quella più in difficoltà, una
congrua marginalità e a scongiurare eventuali produzioni invendute. Anche
considerando il mercato mondiale, in questo momento tonico, e l’andamento
delle ultime campagne, riteniamo che sarebbe ottimale una programmazione dei
quantitativi attorno a 25-26 Mq con una variabilità, statisticamente
confermata, del ±4%. Il che significa che (considerando una resa di 720
q/Ha) si dovrebbe arrivare a un obiettivo di circa 35-36.000 Ha di superfici
dedicate».

In conclusione Lambertini rivolge un messaggio chiaro a produttori e
industriali: «Questi ragionamenti hanno una loro validità solo se tutti gli
elementi della filiera lavoreranno in sinergia e con la massima trasparenza.
Un’ulteriore richiesta è quella relativa alle certificazioni: i produttori
non possono più accollarsi ulteriori oneri per fornire crescenti garanzie
relative a un prodotto che già rappresenta il top di gamma a livello
globale, se i costi che loro sostegno in tal senso non divengono parte
integrate della contrattazione e non si traducono in un plusvalore anche per
loro».