RISOLUZIONE BUSTO, M5S, PER PROMUOVERE RETE UE DELLE FORESTE DI FAGGIO

Atto Camera
Risoluzione in commissione 7-01410

presentato da

BUSTO Mirko

testo di

Mercoledì 29 novembre 2017, seduta n. 893

L'VIII Commissione,
premesso che:
a ottobre 2017, 33 rappresentati di 12 Paesi europei tra i quali l'Italia, si sono riuniti nell'isola di Vilm nel Mar Baltico, per gli sviluppi futuri della «Rete Europea delle foreste di faggio» (Fagus sylvatica L.) avente l'obiettivo di estendere e condividere le conoscenze per politiche di gestione e protezione degli ecosistemi europei di tali foreste, con particolare attenzione alle «Foreste vetuste naturali, ed attualmente annovera 126 foreste di faggio di 25 Paesi»;
a luglio 2017 la 41ª sessione dell'Unesco, riunitasi a Cracovia ha esteso ad alcune aree italiane il riconoscimento a Patrimonio mondiale già attribuito alle faggete dei Carpazi; sono diventati così 12 i Paesi, tra i quali l'Italia, con «faggete vetuste» iscritte; tra queste la Valle Cervara, la Selva Moricento, il Coppo del Morto, il Coppo del Principe, la Val Fondino, il Cozzo Ferriero, la Foresta Umbra, il Monte Cimino, il Monte Raschio e il Sasso Fratino, per complessivi 2.127,3 ettari;
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha recepito le risultanze del «Convention on biological diversity» dell'Unep (Programma delle nazioni unite per l'ambiente) definendo «foresta vetusta» un bosco primario o secondario che abbia raggiunto un'età nella quale specie e attributi strutturali normalmente associati con foreste primarie senescenti dello stesso tipo, si siano sufficientemente accumulati, rispetto i boschi più giovani;
le «Foreste vetuste» sono caratterizzate da alberi di notevoli dimensioni e di età avanzata, da una flora specializzata che beneficia del basso grado di disturbo e legate ai microhabitat determinati dall'eterogeneità strutturale; tali foreste sono importanti per il mantenimento della biodiversità animale e vegetale, per studiare le dinamiche naturali, il grado di sostenibilità della selvicoltura e l'effetto degli interventi di rinaturalizzazione;
la Strategia pan-europea per la diversità biologica e del paesaggio (PEBLDS) prevede, attraverso la gestione sostenibile e la protezione, la conservazione di tutte le tipologie forestali, tutelando prioritariamente le antiche foreste secondarie, nonché gli habitat forestali delle specie che necessitano ecosistemi estesi e indisturbati, indicati nella Convenzione di Berna, nella direttiva Habitat e le foreste minacciate;
la Strategia europea per la conservazione delle piante evidenzia come le «Foreste vetuste» siano fortemente minacciate dall'intensa attività selvicolturale, anche illegale, soprattutto in Europa sud-orientale; si pone quindi l'obiettivo di gestire in termini naturalistici almeno il 30 per cento delle foreste sfruttate a fini produttivi in maniera da conservarne la diversità;
la rete delle «Foreste vetuste» nei Parchi Nazionali Italiani individua 68 cenosi forestali a dominanza di faggio, che spesso rappresentano «relitti» dell'ultima era glaciale;
tra le principali «faggete depresse» si annoverano quelle laziali di Oriolo e Bassano Romano, di Allumiere, del Monte Venere, di Monte Fogliano, del Monte Cimino e del Parco di Bracciano-Martignano; nonché quelle pugliesi del Gargano, quelle toscane della valle del Carfalo, quelle del monte Vulture e del monte Serino; la loro importanza ecologica è sancita dall'inclusione nelle aree protette regionali e nazionali, nei siti di interesse comunitario di cui alla direttiva 92/43/CE «Habitat» e nelle zone di protezione speciale della «Rete Natura 2000», Direttiva 2009/147/CE;
il decreto ministeriale n. 184 del 17 ottobre 2007 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare riconosce la gestione forestale volta al mantenimento di una presenza adeguata di piante morte, annose o deperienti che rappresentano microhabitat per numerose specie animali protette, come gli insetti saproxilici e xilofagi, e varie specie di picchio, purché non si tralascino gli aspetti riguardanti la difesa dalle fitopatie e dagli incendi;
il 18 ottobre 2017 è entrato in vigore il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 luglio 2017, n. 143 che istituisce la direzione generale delle foreste in capo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali volta a rappresentare gli interessi forestali nazionali in sede europea e internazionale, nonché incaricata dell'elaborazione delle linee di politica forestale, in coerenza con quelle dell'Unione europea e del coordinamento di politiche di valorizzazione della biodiversità negli ecosistemi forestali,
impegna il Governo:
a promuovere e supportare la «Rete europea delle foreste di faggio»;
a intervenire nelle opportune sedi comunitarie ed internazionali affinché si contrasti con ogni mezzo il disboscamento e il degrado forestale nell'area dei Carpazi, dove si trovano i più grandi relitti di «Foreste vetuste» di faggio;
a contribuire fattivamente allo sforzo paneuropeo per la salvaguardia degli ultimi ecosistemi delle «Foreste vetuste» di faggio;
ad assumere iniziative per dare urgente attuazione alle raccomandazioni di cui all'articolo 5 della Convenzione riguardante la protezione al piano mondiale del patrimonio culturale e naturale dell'Unesco, in particolare per realizzare centri educativi nazionali e per la promozione di ricerche pertinenti;
nell'ambito della gestione congiunta dei siti Unesco, a promuovere lo scambio attivo e la cooperazione tra esperti, coinvolgendo anche il personale delle aree protette, come da programma di lavoro del «Sistema di gestione integrato»;
per quanto concerne la conservazione della funzionalità delle «Foreste vetuste» nelle parti componenti e nei loro dintorni a promuovere un'efficace gestione delle zone cuscinetto;
al fine di prevenire l'iscrizione dei siti Unesco, nelle «liste rosse» dell'Unione mondiale per la conservazione della natura, attuare tempestivamente le richieste espresse dalla suddetta organizzazione;
a promuovere in sede europea la creazione di un segretariato permanente per i beni seriali del Patrimonio mondiale dell'Unesco, quale strumento per la loro gestione integrata, assumendo iniziative per garantire anche un finanziamento sostenibile a lungo termine;
ad assumere iniziative per recepire le disposizioni circa la conservazione del patrimonio naturale mondiale dell'Unesco nella legislazione nazionale;
a dare piena attuazione al decreto ministeriale n. 184 del 17 ottobre 2007;
a salvaguardare le «Foreste depresse e vetuste» nazionali, definendo apposite politiche forestali volte a garantire una gestione selvicolturale rispettosa dei criteri di Gestione forestale sostenibile (GFS – Helsinki 1993);
a valorizzare le risorse naturali e le aree protette dando impulso all'economia del territorio attraverso l'ecoturismo e l'economia verde, coinvolgendo la società civile;
ad assumere iniziative, in accordo con le regioni, per favorire la politica di indennizzo per il mancato taglio dei popolamenti forestali «vetusti» o «depressi»;
a promuovere la valutazione economica degli ecoservizi dei popolamenti forestali «vetusti» o «depressi», considerando il loro ruolo nel ciclo dell'acqua, nella conservazione della biodiversità, nel turismo, nel paesaggio e nelle attività tradizionali locali. 

(7-01410) «Busto, Massimiliano Bernini, Benedetti, Parentela».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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