RISOLUZIONE, NOVELLI FI CAMERA, SU INIZIATIVE VOLTE A LOTTA CONTRO OBESITÀ

Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00056

presentato da

NOVELLI Roberto

testo di

Venerdì 28 settembre 2018, seduta n. 52

La XII Commissione,

premesso che:

le malattie non trasmissibili come cancro, diabete, disturbi cardiovascolari, respiratori o mentali, sono diventate la principale causa di morte nel mondo e in particolare nei Paesi industrializzati, coprendo addirittura il 70 per cento dei decessi secondo gli ultimi dati forniti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms);

le malattie non trasmissibili costituiscono anche una voce di spesa in crescita esponenziale per i sistemi sanitari nazionali, anche in relazione all'allungamento medio della vita. In prospettiva, senza un'inversione del trend attualmente in corso, la cura delle malattie non trasmissibili potrebbe avere serie conseguenze per l'intero apparato sanitario e previdenziale di tutto il mondo sviluppato, incluso il nostro Paese;

gli studi scientifici concordano sul fatto che l'obesità sia uno dei principali fattori di rischio per tali malattie;

secondo l'Oms, il tasso di obesità nel mondo è triplicato dal 1975. Nel 2016 più di 1,9 miliardi di adulti erano sovrappeso (con un indice di massa corporea superiore a 25), di cui 650 milioni obesi (con un indice di massa corporea superiore a 30). In sostanza, il 39 per cento della popolazione mondiale è sovrappeso e il 13 per cento è obeso;

come nel resto dell'Occidente, anche in Italia le statistiche sono preoccupanti: il 35,5 per cento degli adulti è sovrappeso e il 10,4 per cento è obeso (dati Istat 2016);

ancora più preoccupante è il trend relativo all'obesità infantile: secondo uno studio condotto dall'Imperial College di Londra e dall'Oms, i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet nell'ottobre 2017, negli ultimi 40 anni, nel mondo, il numero di bambini e adolescenti e obesi tra i 5 e i 19 anni è aumentato di circa dieci volte, e in Italia la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di quasi tre volte nel 2016 rispetto al 1975;

i dati Istat del 2016 mostrano che il 24,7 per cento della popolazione italiana tra i 6 e i 17 anni è sovrappeso od obeso, pari a 1,7 milioni di bambini e adolescenti;

le cause dell'obesità sono di molteplice natura. A incidere sono soprattutto fattori legati al metabolismo, alla genetica, alle condizioni socio-economiche, allo stile di vita, allo stress;

in particolare, numerosi studi evidenziano una correlazione diretta tra sviluppo dell'obesità e condizioni economiche disagiate;

in nove dei ventotto Paesi dell'Unione europea, la percentuale di bambini di 11 anni in forte sovrappeso od obesa è superiore al 30 per cento;

l'obesità infantile, e quella in età pediatrica in particolare, non dovrebbero mai essere sottovalutate dai genitori (i dati dicono che circa il 40 per cento delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma), in quanto rappresentano un importante fattore di rischio di malattie croniche e, se presente in età pediatrica, l'obesità si associa ad una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell'età adulta come ipertensione, cardiopatie e diabete di tipo 2. A breve termine, l'obesità può avere ripercussioni sul sistema respiratorio, gastrointestinale, muscolo-scheletrico, cardiovascolare ed endocrino-metabolico dei bambini;

l'educazione delle nuove generazioni a un regime alimentare sano e a uno stile di vita corretto è, di conseguenza, fondamentale per prevenire una ulteriore diffusione dell'obesità e delle malattie non trasmissibili ad essa collegate;

l'educazione e la prevenzione sono quindi aspetti fondamentali per contrastare la diffusione del fenomeno. Resta molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita;

complessivamente, comunque, negli ultimi anni il dato italiano è in lieve miglioramento, anche se il quadro rimane negativo e la prevalenza di sovrappeso e di obesità tra i bambini di 6-9 anni del nostro Paese resta tra le più alte in Europa;

se da un lato, quindi, la suddetta diminuzione indica una tendenza positiva, dall'altro va considerato il fatto che la diminuzione ha riguardato principalmente le famiglie a reddito più elevato e non quelle con maggiori difficoltà economica;

un importante aspetto che non può essere sottovalutato, è infatti quello che lega l'alimentazione al disagio economico e sociale. Nel corso della legislatura precedente, nel dicembre 2014, la commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, approvava il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla povertà e il disagio minorile, dove veniva evidenziata la diffusione di due fattori di rischio molto significativi per la salute dei minori: l'obesità e il sovrappeso, e come questi fattori di rischio risultassero strettamente correlati al concetto di povertà come assenza o carenza di opportunità. Ciò comporta che il divario sociale si traduce, tra l'altro, in un divario di salute;

il medesimo documento conclusivo sottolineava come le regioni del Sud hanno una quota più alta di cittadini e bambini obesi o in sovrappeso, quindi a rischio di ammalarsi di diabete, e che «nelle regioni del Sud tende ad affermarsi un modello nutrizionale sempre più simile a quello esistente nei Paesi del Sud del mondo, in cui si abbandona la tradizione alimentare nazionale a favore di un consumo eccessivo del cosiddetto junk food, il cibo ipercalorico a scarso valore nutrizionale, che però vanta un costo basso»;

si assiste, invece, soprattutto da parte dei più giovani, ad un eccessivo consumo di snack e di cibo consumato nei fast food, che si caratterizzano per un eccessivo contenuto calorico; vi è necessità di agire efficacemente su più fronti, partendo dall'educazione alimentare e dalla corretta informazione sulle conseguenze di comportamenti alimentari scorretti; è necessario, quindi, un approccio finalizzato all'adozione di comportamenti alimentari corretti e, sotto questo aspetto, le buone abitudini, familiari in primis, devono contribuire al formarsi di un'adeguata coscienza alimentare. Un ruolo decisivo deve essere svolto anche dalla scuola. Nell'ambito del suo ruolo istituzionale, la scuola deve assumere anche il compito di sensibilizzare verso le tematiche della sana alimentazione, della salute, della riduzione degli sprechi, della valorizzazione del cibo di qualità e delle tradizioni culinarie del nostro Paese;

la necessità di intervenire in maniera più efficace, per migliorare il quadro di salute soprattutto delle nuove generazioni, attraverso una serie di linee guida in materia di educazione alimentare nelle scuole, risulta a tal fine non più rinviabile, se si valuta il preoccupante aumento della diffusione di sovrappeso e obesità e le future implicazioni socio-sanitarie legate al prevedibile incremento delle malattie cronico-degenerative connesse a questi stati;

è quindi necessario un approccio che consenta la formazione di un'adeguata coscienza alimentare, per la quale la scuola dovrebbe svolgere un ruolo prioritario;

a questo proposito esiste già un accordo sottoscritto nel 2003 dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con l'associazione dei produttori Federalimentare, che impegna le parti ad attivare percorsi formativi per la diffusione di una corretta educazione alimentare, in grado di indirizzare i giovani verso comportamenti consapevoli ed equilibrati;

l'ulteriore sviluppo di intese tra il mondo dell'istruzione e le associazioni dei produttori può favorire questo processo virtuoso, attraverso l'accesso dei giovani a prodotti di qualità e il potenziamento dell'attività fisica nelle scuole;

la Carta di Milano, firmata il 28 ottobre 2015 in occasione dell'Expo di Milano tra i Ministeri della salute italiano e di un gran numero di altri Paesi, fornisce un manifesto concreto e attuabile, mirato a combattere la malnutrizione e gli sprechi, promuovendo nel contempo un equo accesso alle risorse naturali e una gestione sostenibile dei processi produttivi;

la dieta mediterranea, che costituisce il riferimento più tipico nell'alimentazione delle famiglie italiane, nel 2010 è stata proclamata patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco, che ne ha auspicato la protezione e la promozione nel mondo sia per le sue proprietà salutistiche evidenziate dalla ricerca scientifica, sia per il suo valore di millenario riferimento culturale per tutti i popoli della regione mediterranea,

impegna il Governo:

a promuovere campagne di rilevazione e di prevenzione del rischio di obesità infantile, mediante l'avvio di procedure di screening, rivolte prioritariamente ai bambini dai 0 ai 3 anni, nonché indagini volte a verificare le abitudini alimentari delle donne in stato di gravidanza e dei bambini in età prescolare, al fine di favorire un consumo alimentare sano e consapevole;

a predisporre apposite linee guida in materia di alimentazione di qualità e per favorire una corretta educazione alimentare in particolare nelle scuole;

ad avviare efficaci campagne di educazione alimentare e di sensibilizzazione sull'importanza dei comportamenti alimentari corretti;

a favorire, di concerto con gli enti locali, lo sviluppo di progetti che rispondano ai principi della «Urban health», nonché a favorire la predisposizione di spazi pubblici in cui promuovere l'attività fisica;

ad implementare l'utilizzo di prodotti agroalimentari facenti parte della dieta mediterranea, in quanto alimenti di qualità e riconosciuti tali anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, nonché quale componente importante di identità culturale e sviluppo economico sostenibile;

ad avviare efficaci iniziative per la lotta alla deprivazione alimentare, e per una alimentazione sana ed equilibrata, anche al fine di garantire l'accesso ad un'alimentazione sana e di qualità, d'intesa con gli enti locali, con particolare riferimento ai bambini e le famiglie in condizioni di povertà accertata;

a prendere le opportune iniziative volte a migliorare l'etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari affinché siano riportate scritte che evidenzino il rischio di obesità legato al consumo di alcune sostanze anche al fine di facilitare l'interpretazione delle etichette;

ad assumere iniziative per incentivare il consumo di prodotti derivanti da attività agricole e agroalimentari di buon livello a partire da quelle di qualità certificata e biologiche e degli alimenti provenienti da filiera corta, le cui caratteristiche di qualità nutrizionale, di sicurezza, di eticità e di ecocompatibilità, possono determinare effetti positivi e virtuosi, all'interno del quadro di salute delle giovani generazioni;

ad avviare le opportune iniziative volte a favorire la diffusione di un corretto modello agroalimentare, attraverso la presenza dei prodotti del made in Italy, il cui valore qualitativo e nutrizionale universalmente riconosciuto, è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare soprattutto dei giovani in età scolare e ridurre le patologie legate al sovrappeso e all'obesità;

a contrastare ogni approccio al problema delle malattie non trasmissibili che non si basi su solide evidenze scientifiche, in particolare se tale approccio implica ricadute economiche pesanti per l'economia;

ad assumere iniziative, coinvolgendo tutti gli stakeholder pubblici e privati competenti in materia, per l'elaborazione di programmi e protocolli comuni atti a favorire la diffusione dell'educazione e della consapevolezza alimentare, evidenziando gli effetti positivi per la salute di uno stile di vita sano, basato su una dieta equilibrata e un adeguato esercizio fisico.

(7-00056) «Novelli, Pedrazzini, Elvira Savino, Bagnasco, Bond, Brambilla, Minardo, Mugnai, Versace, Mandelli».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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