SPUMANTE SEMPRE PIU’ EXPORT ORIENTEDITALIA PRIMO PAESE ESPORTATORE

image_largeNel 2012 sono state stappate 449,5 milioni di bottiglie spumeggianti made in Italy, fra mercato interno e mondiale per un fatturato all’origine (alla cantina) di 1,216 mld di euro e un giro d’affari nel mondo (al consumo finale) di 3,57 mld di euro. Nel 2012 i consumi di bollicine mondiali sono cresciuti del 1,2% attestandosi a 2,7 miliardi di bottiglie, che diventano 3,6 miliardi compreso i vini frizzanti confezionati, cioè l’11% del consumo mondiale che è pari a 32,8 mld di bottiglie. Generale crisi per i paesi produttori Europei, fermi al 49,5% del consumo totale (producono il 69%). Nel mondo gli acquisti guardano alla provenienza, fiducia prodotto, insegna distribuzione, denominazioni specifiche, riconoscibilità comunicazionale. In Italia il calo dei consumi è dovuto a discontinuità, prezzo al consumo, ricarichi in horeca e al ristorante, infedeltà all’etichetta, ritorno alla occasionalità, rinuncia a tavola dei beni voluttuari e non indispensabili. Sekt (Germania), Champagne(Francia), Cava(Spagna), Prosecco(Italia) si confermano leader: la Germania primo produttore e primo consumatore al mondo, Champagne cala in patria stabile all’estero resta il primo per fatturato origine e consumo, Cava crolla nel mercato interno e cresce bene all’estero con calo prezzi, Prosecco (Docg&Doc) è il più esportato al mondo, cresce anche sul mercato nazionale e governa il boom made in Italy.

Nel 2012 l’Italia ha prodotto 465 milioni di bottiglie di vini spumanti, fra metodo tradizionale e metodo italiano, rispettivamente 28 milioni e 437 milioni di bottiglie. I consumi anno 2012 si sono fermati a 24,3 milioni di metodo tradizionale e sono volati a 425,2 di metodo italiano. Fatturato all’origine (alla cantina) di 1,3 mld di euro. Il consumo è stato di 151,1 mil/bott, compreso 6,3 straniere, quindi 144,8 mil/bott (4,10% in meno rispetto al 2011, il 6,64 in meno rispetto al 2010) di origine nazionale. Valore all’origine del mercato italiano pari a 380 mil/euro (480 mil/euro compreso le bottiglie straniere) per un corrispondente valore al mercato di 860 mil/euro (1,05 mld/euro il giro d’affari al consumo totale). “Discontinuità e infedeltà alla etichetta – dice Giampietro Comolli, fondatore dell’Osservatorio Economico Nazionale – le cause del calo iniziato nel 2010, dopo 15 anni di continua crescita dei consumi interni. Nel 2012 si aggiungono altre cause croniche, come acquisti rinviati o solo prossimali e rinuncia obbligata per prezzi al consumo sostenuti, eccezione per le forti campagne promozionali delle più care etichette nazionali e Francesi. Per Ovse, il calo è dovuto soprattutto a rinuncia di beni voluttuari, risparmio forzato, paura di spendere e mancanza riposizionamento etichette. Ritorna l’acquisto della festa, scema la scelta per tipologia e gusto. Il calo minore si è registrato nei consumi domestici, cresciuti gli acquisti diretti alla produzione, ha tenuto il “regalo spumeggiante” rispetto ad altri regali come profumi, abbigliamento, viaggi. Tutta la spesa alimentare è in rivoluzione”. 7 mil/bott il calo di tutte le bollicine, ma la riduzione del giro d’affari italiano è stato del 3,37%, percentualmente inferiore ai volumi, segno che i prezzi al consumo non sono calati, anzi! In particolare hanno tenuto prezzi uguali al 2011 le grandi bollicine italiane e francesi, contribuendo a una riduzione inferiore del calo del valore rispetto al calo quantità. Oltre il 61% della spesa (in crescita) si è realizzato nella Gdo: 2 bottiglie su 5 brut, 1 è stata dolce, 2 extradry e dry. Oltre 1 su 5 acquirenti, ha cambiato etichetta rispetto al 2011 (quasi 2 su 5 rispetto al 2010). Anche il tradizionale brindisi di fine anno si è notevolmente ridotto in tre anni, da 96 mil di bottiglie a 84. La Gdo conferma la sua posizione di leader negli acquisti per le bollicine, ma con fatturato stabile, se non leggermente in calo. Crescita volumi e fatturato per i Discount rispetto al 2011. In Horeca si è registrato un calo dell’ 9,5% nei consumi (-12% negli ordini, quindi una previsione 2013 ancora in discesa da parte degli esercenti). Le enoteche confermano, seppur in tono minore rispetto a tre anni fa, la scelta della bottiglia spumeggiante come regalo per le feste. Gli atti di acquisto e l’ammontare della spesa finale annua segnano un calo limitato, più significativo è il calo dei volumi per ogni atto d’acquisto. In crescita l’acquisto di spumanti generici e del Valdobbiadene Docg, mentre il Prosecco Doc varia da canale a canale, come l’Asti. Ripresa per il Brachetto d’Acqui. Bene Altalanga in nell’horeca piemontese. Franciacorta e Trento si sono contesi il primato, anche con sconti promozionali anche del 35-40%. L’operazione è stata più fruttuosa per i Franciacorta. Il Trento cresce, ma meno del Franciacorta. Stabili o in frenata i vini spumeggianti rosati. Circa 1 milione di tappi in meno per Champagne, la rinuncia è dettata dal prezzo elevato.

ESTERO. Nel 2012, su 450 milioni di bottiglie made in Italy stappate, all’estero ne sono state consumate 304,6 milioni, circa 180 milioni di tappi tricolori sono volati nella sola notte di capodanno. Per oltre il 99% l’export è di spumanti ottenuti con metodo italiano (Prosecco, Asti e Spumanti), ma in forte crescita (+21%) il metodo tradizionale (Franciacorta e Trento) in alcuni Paesi tradizionalmente consumatori. “Il sentiment Italia – dice Giampietro Comolli – è molto forte all’estero per tutto quello che ruota attorno alla cucina e tavola. Alta considerazione qualità, giusto valore, riconoscibilità e un pizzico di moda. Utili mezzi per crescere ancora, riducendo l’occasionalità e l’individualità, puntando su continuità, solidità rapporti locali. Assolutamente non cedere su qualità globale”. Il consumo mondiale cresce a due cifre rispetto al 2011, +12,96%. Stima export vini italiani con record nel 2012, a quota 4,652 mld di Euro di valore all’origine, una voce attiva della bilancia dei pagamenti dello Stato, quindi destinatari di particolare attenzione da parte del Governo. Gli spumanti contribuiscono con 945 mil/€ (+15%). Ancor più crescente il valore al consumo all’estero, rispetto all’incremento dei volumi. Buon segno, la strada è giusta, l’importante che l’incremento non sia dovuto a speculazioni di prezzo in partenza o a ricarichi di moda. In particolare boom di bollicine italiane in Francia con un +34,2% di consumi rispetto al 2011, sfiorando i 9 milioni di bottiglie, soprattutto di Prosecco Doc. Nel mondo (escluso Italia), il consumo di bollicine italiane realizza un giro d’affari di 2,5 mld di Euro (+19,10% rispetto al 2011), quasi equamente diviso fra canali Horeca e diverse DO. L’Europa rappresenta il 54% volumi (+3,7% sul 2011) con circa 164,7 milioni di bottiglie e un 51% sul valore globale (+1,1%) con Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Norvegia in calo del 8%; Francia, Olanda, Svizzera, Svezia, Austria e Polonia in crescita globalmente del 12%. Germania in recupero (+2,9%) e UK sempre più in alto (+9%).

Punte prestigiose sono rappresentate da Giappone e Estremo Oriente attestati su un +11% in valore, ma con volumi assai variabili da Paese a Paese, dal 6% al 22% della Corea, da una base di piccoli numeri, ma in crescita. In totale circa 9 milioni di bottiglie in più rispetto al 2011, ovvero circa 31 milioni di bottiglie consumante in Estremo Oriente, Oceania, Australia. La Cina rappresenta un mercato in crescita a due cifre, ma inizia a presentare diversità di importazione da prendere in considerazione. In Russia stravince il Prosecco e gli spumanti generici di origine piemontese e lombardi. Per gli spumanti italiani l’“ex Urss” registra un incremento di consumi del 8% con un incremento dei valori del 3%. Un mercato difficile e altalenante dovuto a proibizionismo, imposte su alcolici, regole per gli importatori con alcuni segnali di discontinuità e forte infedeltà su alcune etichette. La Russia e i paesi ex Urss, non UE, nel loro insieme, rappresentano poco meno del 12% del consumo totale, ovvero circa 33,3 milioni di bottiglie. Nelle Americhe, i diversi mercati, rispondono in modo differente: il Canada ritorna a galoppare con i numeri, meno con i valori; gli Usa mantengono un regolare trend crescente e continuo che lo rende il mercato più tranquillo e di prospettiva (insieme a Gran Bretagna e Germania). Una crescita controllata e continua da anni, pari a circa il 15% del totale mondiale, ovvero 45,6 milioni di bottiglie, compreso il Messico e i Paesi centrali in forte espansione (+9%). Il Sud America nel complesso, seppur con qualche rilassatezza marginale, fa registrare un +9% in volume con una crescita ancora superiore in valore, raggiungendo il 6% del mercato globale, pari a 21,3 milioni di bottiglie stappate nel 2012. Si confermano leader Brasile e Argentina con incremento medio del 14%, ma crescono anche Columbia e Uruguay.

“Nel 2012, Ovse ha constatato un calo del numero dei consumatori fedeli, un po’ meno quello dei consumatori abituali, ridotti quelli occasionali o dell’aperitivo diurno. Sono diminuite le occasioni di consumo, il numero di acquisti, ma non sono stati segnalati cali di prezzi al consumo e questo dato dovrebbe far aprire un dibattito chiaro. Probabilmente i costi della filiera lunga sono rigidi e influiscono sul prezzo finale. Nelle liste-vini non è stato registrato nessun sconto, anzi qualche rincaro, anche evidente. La Gdo ha invece puntato molto su “promozioni” speciali di grande richiamo, anche come prodotto-civetta su 2-3 etichette note del metodo tradizionale, consolidato il prezzo del Prosecco e Asti. I discount hanno puntato su etichette alternative, su spumanti generici, su new-entry e low-cost incrementando i volumi di vendita, ma certamente non i fatturati”. “Sugli scaffali della Gdo si è constatato un divario di prezzo troppo limitato(range) sia fra etichette molto diverse, che vini molto simili della stessa azienda o denominazione, soprattutto nei periodi di massimo acquisto. Il prezzo-promozione, per il consumatore diventa sempre più il prezzo di riferimento fisso, non occasionale, per cui non trovando quel prezzo durante l’anno, rinuncia all’acquisto. Lo sconto eccezionale crea l’effetto di rinuncia non di stimolo. Il mercato interno registra ancora il calo maggiore nell’Horeca, soprattutto nella ristorazione di pregio e qualità, tiene lo spritz, ma il bar-diurno segna un freno al consumo di bollicine. Regge bene il bar-notturno nelle grandi città e nei piccoli centri. In Italia il prezzo è tornato ad essere il fattore discriminante, elemento base della discontinuità e della prossimità che si riscontra. Ovvero il consumo, oggi, dipende di più dalla comodità del luogo di accesso e dal servizio offerto, soprattutto in orari serali. Una riflessione va fatta anche su sagre e feste del vino troppo banali e commerciali: calano le presenze, i winelovers e gli atti d’acquisto a essi collegati sono in contrazione, le disponibilità di spesa e gli obiettivi sono mutati. Meno edonismo, più concretezza. In crescita, nelle zone di produzione, l’acquisto diretto di bollicine: in questo anche gli stranieri e turisti in Italia sono molto attivi”. “Il mercato italiano ha bisogno di più attenzione, più personalizzazione dei rapporti commerciali, filiera corta, meno ricarichi, grande differenzazione fra DOP e spumanti. All’estero cresce la consapevolezza del binomio qualità-origine del vino italiano, grandi case distributrici mondiali siglano contratti per milioni di bottiglie, chiedono esclusive. Sul mercato interno il tipo di consumatore e i luoghi di consumo sono sempre più diversi, occorre un approccio di offerta diverso con presenze e modalità alternate e integrate in funzione delle città e dei locali. Ad un consumatore elitario che intende differenziarsi, risponde un consumatore che guarda al prezzo, ma entrambi spesso frequentano luoghi simili. All’estero continua il trend per vini freschi, moderni, meno alcolici, abbinabili con ogni cucina, ideali per ogni momento e occasione, meglio se il vino è anche festa, convivialità, cultura ed è molto alto il binomio vino-cultura italiana. Gli spumanti potrebbero essere un biglietto da visita per ExpoMilano2015”.

com/elf

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