UE-MERCOSUR, ECCO COSA NE PENSANO GLI ALTRI PAESI. GIRO DI AFFARI E COSA COMPORTA CON I PRO, I CONTRO E I NODI DA SCIOGLIEREUE-MERCOSUR, COPA COGECA RESPINGE DECISIONE UE DI AUMENTARE OFFERTA CARNI BOVINE

mercosur

Il giorno in cui si riuniscono i ministri a Bruxelles, Agricolae fa uno screening su cosa ne pensano gli altri paesi dell'accordo Ue-Mercosur. Tenendo conto dei rischi, dei pro e dei nodi da sciogliere

Al via i negoziati a Bruxelles sull'accordo Mercosur al fine di fare uno screening dei progressi negoziali per istruire i negoziatori sulla strada da percorrere nelle prossime settimane. A fare il padrone di casa Cecilia Malmstrom, commissario per il Commercio, e Phil Hogan, commissario per l'Agricoltura. Uno dei nodi da sciogliere è quello relativo alle quote carne da parte Sudamericana. Secondo quanto si legge infatti oggi sul quotidiano "Clarin", l'Argentina avrebbe portato avanti una nuova proposta del blocco regionale che, a fronte del limite di 70 mila tonnellate di carne imposto finora dalla Ue, adesso sarebbe disposto ad accettare una quota di 150 mila tonnellate contro le 400 mila richieste in una prima battuta. Si tratta di un avvicinamento significativo, scrive la testata, probabilmente dovuto alla presa d'atto della inflessibilita' della posizione francese espressa chiaramente nel recente incontro del presidente argentino Mauricio Macri con il suo omologo transalpino Emmanuel Macron.

I ministri dell’Unione europea sono a Bruxelles con gli omologhi dei paesi fondatori del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) per un altro giro di negoziati su un eventuale accordo di libero scambio tra i due blocchi regionali. In realtà l’Unione europea è già il primo partner commerciale della regione latinoamericana, verso cui esporta soprattutto macchinari e prodotti chimici, e dalla quale importa perlopiù prodotti agricoli e la soia per i mangimi. 

Tentativi di arrivare a un accordo sono stati fatti sin dagli anni Novanta, poi sistematicamente bloccati da ostacoli di ordine commerciale ma anche politico. 

Come scrive il quotidiano brasiliano La Fohla de S. Paulo, oggi “tutti gli astri sembrano essersi allineati” perché si giunga a un’intesa entro i prossimi mesi. Tra questi, il corso protezionistico e isolazionista intrapreso da Trump, ribadito anche a Davos, che indurrebbe l’Ue a ricercare sodalizi con altri blocchi regionali, i timori legati alla Brexit e la “voracità commerciale della Cina” (El Navío, 10 novembre 2017), che avrebbero sugli europei un effetto analogo. Inoltre, nei due paesi trainanti dell’America latina, Argentina e Brasile, i presidenti Macri e Temer sono fautori di riforme e di strategie di apertura ai mercati che, come si legge sul giornale brasiliano, “mettono fine alla politica bolivariana”, soprattutto dopo l’allontanamento del Venezuela di Maduro dal Mercosur.

Ma è davvero sicuro che questa congiuntura astrale porterà alla firma dell’accordo tra Ue e Mercosur?

Innanzitutto vale la pena vedere quali sono le poste in gioco. Gli scambi commerciali tra le due regioni sono già pari a 80 miliardi di euro: con l’accordo, secondo la Commissione europea, le ricadute economiche dell’accordo sarebbero ben più consistenti di quelle movimentate dall’accordo del Ceta (l’accordo con il Canada in attesa delle ratifiche nazionali), con un valore per il solo Brasile nel settore degli appalti pubblici stimato intorno ai 150 miliardi di euro. I temi sul tavolo negoziale riguardano beni (tra gli altri, agroalimentare, biodiesel, prodotti farmaceutici, settore automobilistico), servizi (tra cui l’e-commerce), appalti pubblici, diritti di proprietà intellettuale e periodo di entrata in vigore dell’abbattimento dei dazi (l’Ue vorrebbe entro dieci anni, il Mercosur ne chiede quindici).   

MERCOSUR

Dalle dichiarazioni degli attori istituzionali coinvolti, pare emergere la volontà – almeno da parte di alcuni – di concludere i negoziati prima delle elezioni che coinvolgeranno alcuni paesi del Mercosur, primo tra tutti il Brasile

Dalle dichiarazioni degli attori istituzionali coinvolti, pare emergere la volontà – almeno da parte di alcuni – di concludere i negoziati prima delle elezioni che coinvolgeranno alcuni paesi del Mercosur, primo tra tutti il Brasile (a ottobre). Proprio in Brasile la sinistra, nonostante la recente condanna a dodici anni per l’ex presidente Lula, ha qualche chance di tornare al potere, anche alla luce del malcontento popolare per le riforme previdenziali e del lavoro portate avanti da Temer e delle recenti accuse di corruzione da cui è stato raggiunto nell’ambito della maxi inchiesta Lava Jato. La commissaria europea per il commercio Cecilia Malmström ha detto che è “necessario” chiudere l’accordo nei prossimi mesi e sicuramente prima di ottobre. 

Ma i nodi da sciogliere restano e, come negli altri negoziati simili, vedono contrapposti interessi divergenti su diversi importanti capitoli, a cominciare dall’agroalimentare. I meccanismi di protezione europei, dalle denominazioni di origine agli standard sanitari e di sicurezza alimentare, costituiscono infatti la linea rossa invalicabile per diversi paesi Ue, che in questo modo tentano di difendere le loro produzioni dalla concorrenza extraeuropea. Non fa eccezione il negoziato con il Mercosur: per fare un esempio, la quota annuale di 70.000 tonnellate di carne bovina in più libera da dazi (ma si potrebbe arrivare a 100-130mila tonnellate come gesto di buona volontà), promessa a paesi produttori come l’Argentina e il Brasile, ha scatenato le proteste di un blocco di paesi alla cui testa si trova niente meno che la Francia (e che vede in campo tra gli altri l’Irlanda, la Polonia, il Belgio). Per inciso, come rilevato anche da Copa-Cogeca, che raggruppa i produttori agricoli e agroalimentari europei, nei mesi scorsi il Brasile è stato coinvolto in uno scandalo di carne avariata che non si è ancora concluso.

A essere interessata, ovviamente, non è solamente la carne bovina, ma anche il riso, lo zucchero, l’etanolo, il vino e centinaia di altri prodotti che in Europa sono tutelati dalle indicazioni geografiche (rientranti nella sfera della proprietà intellettuale). 

mACRON

L’ultimo incontro a Parigi, il 26 gennaio, tra Emmanuel Macron e il presidente argentino Mauricio Macri non ha avuto l’esito sperato

L’ultimo incontro a Parigi, il 26 gennaio, tra Emmanuel Macron e il presidente argentino Mauricio Macri non ha avuto l’esito sperato; sperato quantomeno dall’Argentina e dagli altri paesi sudamericani. In questi mesi il presidente francese ha frenato più volte la “bulimia liberoscambista europea” (come l’ha definita il quotidiano belga Le Soir), diventando così il portavoce degli interessi dei produttori agricoli europei. Non a caso, già a ottobre scorso il Financial Times titolava: “Macron si mette di traverso alle ambizioni commerciali di Juncker”. In un articolo più recente del 21 gennaio, il quotidiano britannico sembra condividere la linea della cautela: “Nella fretta di firmare un accordo – si legge sul Ft –, l’Ue sta sacrificando la qualità alla rapidità. La sua proposta di accordo offre aumenti minimi sulle quote di carne, zucchero ed etanolo da introdurre in Europa in cambio di alcuni tagli sui dazi industriali. La velocità con cui si è dato impulso a un negoziato che era in stallo da decenni lascia pensare che, da entrambe le parti, un imperativo politico stia prendendo il sopravvento sul reale desiderio di liberalizzazione”.

Sull’altro fronte, sempre su questa sponda dell’Atlantico, ci sono poi i paesi che premono per una conclusione positiva dell’accordo, prime tra tutti la Germania e la Spagna. Lo stesso Macri ha definito Mariano Rajoy, che si è molto speso per questo negoziato, soprattutto sul fronte del biodiesel, “il mio migliore amico in Europa”. Quanto a Berlino, da anni ormai orientata verso un’economia delle esportazioni, una delle massime priorità è “ridurre drasticamente il periodo di 15 anni voluto dal Mercosur prima di aprire il suo mercato automobilistico” (Financial Times). Questo porta a un contrasto di non poco conto con la Francia. Stando a una fonte ufficiale tedesca, la Germania teme che imponendo troppe clausole di protezione ai prodotti agricoli si induca i paesi sudamericani a fare altrettanto sui prodotti industriali.   

Il dato rilevato da moltissimi quotidiani e osservatori, sia in Europa sia in Argentina e Brasile, è che i prodotti agricoli sarebbero la merce di scambio che l’Ue è pronta a concedere pur di avere maggiore accesso ai mercati latinoamericani dei prodotti industriali, in particolare quelli del settore automobilistico. Un po’ come avvenne a metà degli anni Ottanta, quando in ambito di comunità europea si cedette sulle quote latte per ottenere altre cose in settori diversi da quello agricolo

Un paio di settimane fa, il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung titolava, in un esercizio di sintesi: “Auto tedesche contro bistecche argentine”. Secondo la Faz, “le chance di un accordo tra Ue e Mercosur non sono mai state così buone. Solo la lobby agricola tedesca trema”. Questi tremori confermano che, al di là delle volontà dei governi dei singoli paesi, i produttori agroalimentari sembrano formare un fronte compatto di diffidenza, nel migliore dei casi, verso l’accordo. Nel caso dell’Irlanda, poi, si tratta di aperta ostilità, anche a livello governativo. Ostilità manifestata a chiare lettere dal premier irlandese Leo Varadkar, il quale teme che, non avendo più facile accesso al mercato britannico con la Brexit, l’incremento di carne sudamericana in Europa distrugga gli allevatori del proprio paese.

martina

Il ministro italiano dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che lunedì ha partecipato alla riunione con gli omologhi europei a Bruxelles, a proposito degli accordi commerciali ha dichiarato che “sono uno strumento estremamente importante per aprire nuovi mercati e dare opportunità ai nostri produttori”

Il ministro italiano dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che lunedì ha partecipato alla riunione con gli omologhi europei a Bruxelles, a proposito degli accordi commerciali ha dichiarato che “sono uno strumento estremamente importante per aprire nuovi mercati e dare opportunità ai nostri produttori”. Tuttavia, “servono regole giuste. La nostra priorità è tutelare i prodotti sensibili e le nostre Indicazioni geografiche. Il mancato riconoscimento o una tutela parziale delle Ig possono creare enormi penalizzazioni alle produzioni europee di qualità e vanificare gli effetti positivi dell’apertura ai nuovi mercati”.    

Chissà se queste parole serviranno a rassicurare organizzazioni come la Cia, che qualche giorno fa ha espresso il timore che l’agricoltura europea diventi “merce di scambio per altri comparti d’interesse”. Questo non avverrebbe solo con la carne bovina, ma anche concedendo “di non applicare i prezzi all’entrata per i prodotti ortofrutticoli e ulteriori contingenti tariffari per il riso. Ciò si tradurrebbe in nuove crisi di mercato in comparti già in enorme difficoltà, come il riso e l’ortofrutta”. Peraltro, per la Cia non sono ancora chiari gli eventuali vantaggi per l’agroalimentare italiano: per il vino, per l’olio d’oliva e per tutte quelle indicazioni geografiche che già adesso non hanno vita facile nei paesi sudamericani coinvolti nel negoziato. È difficile “poter ottenere rapidamente benefici concreti nel capitolo sulla tutela della proprietà intellettuale”, sostiene la Confederazione.

In effetti, leggendo (sul quotidiano argentino La Nación, 14 dicembre) le dichiarazioni della CCFN, una lobby internazionale che si batte per l’uso dei nomi generici nei prodotti alimentari, viene da pensare che questi timori non siano infondati. Il CCFN“rifiuta nettamente” la richiesta dell’Unione europea di cambiare i nomi generici usati da anni per commercializzare moltissimi prodotti nei paesi del blocco sudamericano, in particolare quelli dei formaggi. In Argentina, ad esempio, si trovano sugli scaffali formaggi chiamati feta, gruyere, reggiano-reggianito, manchego, fontina, romano, brie, grana, provolone, Camembert, mozzarella, edam, emmental e parmesano. Del resto, anche i produttori del settore caseario argentino avevano già detto chiaro e tondo al ministero dell’Agroindustria di non voler rinunciare a quei nomi per accettare le condizioni europee.

TEMER

Tra le note dolenti evidenziate dai giornali argentini e brasiliani vi sono l’indisponibilità dell’Europa ad aumentare le quote di prodotti agroalimentari da importare

In America latina, dunque, come spesso accade in questi negoziati, serpeggiano preoccupazioni uguali e contrarie. Tra le note dolenti evidenziate dai giornali argentini e brasiliani vi sono l’indisponibilità dell’Europa ad aumentare le quote di prodotti agroalimentari da importare (il Mercosur vorrebbe arrivare, ad esempio, a coprire il 5% del mercato europeo delle carni bovine, pari a circa 400.000 tonnellate), la durata dei brevetti farmaceutici, la proprietà intellettuale e il timore, da parte degli industriali sudamericani, della concorrenza europea sul fronte dei macchinari e della tecnologia, anche grazie a una triangolazione più o meno occulta con la Cina. Eppure il presidente brasiliano Temer aveva deciso a novembre, come gesto di buona volontà, di rinviare a dopo la firma dell’accordo gli incentivi al settore automobilistico nazionale. 

Sarà forse per questi nodi ancora da sciogliere che “tra i negoziatori argentini del Mercosur non c’è euforia”, come scrive il quotidiano argentino Clarín. Eppure questa scarsa euforia contrasta con l’impegno profuso da Macri, che in questo accordo vede uno strumento per ammodernare il Mercosur, “il blocco più isolato e protezionista del mondo, che così facendo ha aggravato la povertà nei nostri paesi”. 

Probabilmente quell’imperativo politico di cui parla il Financial Times, tuttavia, vale anche per il presidente argentino, che deve affrontare problemi interni non dissimili da quelli del collega Temer, dopo la riforma del sistema previdenziale, che ha scatenato forti proteste popolari e indispettito il suo stesso elettorato, e l’annuncio di voler mettere mano alla riforma del lavoro. A dicembre, stando a un sondaggio ufficiale, Macri ha perso dieci punti percentuale nel tasso di consenso. A pesare probabilmente anche le performance economiche non entusiasmanti dell’Argentina. In ogni caso, dopo la visita a Parigi del presidente argentino, il 26 gennaio, il ministro dell’Agricoltura ha detto a chiare lettere che “l’Unione europea deve migliorare la sua proposta”. 

Quanto al mondo della carne, le aziende del settore segnalano che all’Argentina mancano i mercati e dunque bisogna andare oltre lo sbocco in Cina e migliorare gli standard qualitativi dei propri prodotti per competere sulla piazza europea. Anche nel settore automobilistico vi è chi adotta un approccio propositivo, come il direttore di GM Mercosur Carlos Zarlenga che, in un’intervista alla Nación, afferma che l’apertura dei mercati è una buona idea, purché sia fatta “in modo corretto così da dare il tempo alle riforme in corso di far acquistare competitività alla regione”.

Certo è che all’altra sponda dell’Atlantico, per quanto si riconosca all’Europa il ruolo di leader nello scacchiere internazionale, i metodi dell’Ue non piacciono troppo: “Gli europei – ha dettoGustavo Idígoras, che è stato uno dei negoziatori argentini – hanno questo modo di negoziare: sono feroci, parlano con la stampa, fanno propaganda perché la controparte abbassi le sue aspettative e alla fine del negoziato cedono qualcosina, cosicché gli altri, ormai convinti che fosse tutto perduto, si sentono fortunati”. 

Chissà se le cose andranno così anche questa volta.

di Valentina Nicolì

Per saperne di più:

UE-MERCOSUR, UE INNALZA QUOTA ANNUALE CARNE DA IMPORTARE A 99MILA T.

Nell’ambito dei negoziati con il Mercosur, l’Unione europea avrebbe innalzato la quota annuale di carne da importare dal blocco regionale, da 70.000 a 99.000 tonnellate. È quanto riferisce oggi l’agenzia Reuters, citando fonti accreditate e anonime vicine al tavolo negoziale. Tuttavia, si legge, “non è ancora chiaro il costo delle carni refrigerate e se saranno libere da dazi”.
Dopo l’incontro, ieri a Bruxelles, tra i ministri di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay e i commissari Ue al commercio e all’agricoltura, la decisione dell’Europa di aprire ulteriormente i mercati alla carne bovina sarebbe dettata dalla volontà di chiudere presto i negoziati per siglare un accordo di libero scambio che “potrebbe rivelarsi il più redditizio tra quelli finora
portati avanti”.
In questo modo, l’Unione europea spera di convincere il Mercosur ad aprire il proprio mercato alle auto e ai prodotti lattiero-caseari europei e a consentire alle compagnie dei paesi Ue di partecipare alle gare pubbliche.
Quanto alla riduzione daziaria, potrebbe essere l’accordo “più vantaggioso finora”, con risparmi potenzialmente tre volte superiori a quelli degli accordi con Canada e Giappone messi insieme.
Ribadendo le preoccupazioni di paesi come Irlanda e Francia circa il destino dei propri allevatori, la Reuters riporta il parere di Copa-Cogeca, secondo cui questa nuova offerta è “inaccettabile”, visto che i tre quarti delle importazioni di carne bovina già provengono dal Mercosur e che il settore è già messo alla prova dalle incertezze legate alla Brexit.
La Commissione europea ha detto che i colloqui di martedì sono stati “costruttivi” e che i capi negoziatori si incontreranno venerdì per portare avanti le discussioni. Come riferito dalla Reuters, non ha invece rilasciato commenti in merito all’offerta sulla carne bovina.

UE-MERCOSUR, COPA COGECA RESPINGE DECISIONE UE DI AUMENTARE OFFERTA CARNI BOVINE

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Copa e la Cogeca respingono la decisione dell'UE di aumentare l'offerta di carni bovine dell'UE al Mercosur

Il Copa e la Cogeca si sono opposti oggi alla decisione dell'UE di aumentare significativamente l'offerta di carne bovina a 99.000 tonnellate nei colloqui commerciali con il blocco commerciale latinoamericano Mercosur, avvertendo che è inaccettabile.

Il presidente del gruppo di lavoro del Copa e della Cogeca Beef Jean-Pierre Fleury ha dichiarato: "Oltre il 75% delle nostre importazioni di carni bovine - 246.000 tonnellate - provengono già da questi paesi ed è inaccettabile che l'UE abbia aumentato la sua offerta in cambio di concessioni in altri settori. Abbiamo bisogno di accordi commerciali giusti ed equilibrati che garantiscano anche che il nostro mercato non sia sovralimentato, altrimenti la crescita e l'occupazione nelle nostre aree rurali saranno minacciate. Ora non è il momento di proporre questo quando non conosciamo l'impatto dei colloqui sull'uscita del Regno Unito dall'UE. Con il 52% della carne bovina irlandese destinata al mercato britannico, non possiamo esercitare ulteriori pressioni sul mercato europeo delle carni bovine in un patto commerciale con i paesi dell'America latina ".

Le relazioni della Commissione mostrano anche che non sono state in grado di rispettare le norme fitosanitarie dell'UE ", ha aggiunto Fleury.

"Anche il commercio deve essere ridotto al minimo per le importazioni di zucchero, pollame, etanolo, riso e succo d'arancia nell'UE. Importiamo già enormi volumi da questi paesi e non otteniamo reciprocità da loro. Esortiamo gli Stati membri ad agire prima della fine dei negoziati ", ha concluso il Segretario generale del Copa e della Cogeca, Pekka Pesonen.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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